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RECANATI – Il TG1 ha dedicato un servizio al recupero delle ex scuderie di Casa Leopardi nella cui parte superiore thumbnail casa silvia CAL3685abitava Teresa Fattorini, la Silvia di Giacomo Leopardi.

Clicca sull’immagine a sx per vedere il servizio.

Casa Leopardi ha fornito alla stampa alcune note sulla figura di Teresa Fattorini.

 

ROLANDO DAMIANI, VITA DI LEOPARDI, MILANO:MONADORI, 1992.

Teresa racchiudeva una vicenda, che Giacomo udiva raccontare in famiglia, all’epoca in cui si aspettava di morire presto. Nei Ricordi d’infanzia e di adolescenza traccerà alcune linee di questa “storia di Teresa da lui poco conosciuta”. Si era acceso di interesse per quella ragazza, intravista e salutata dalla finestra, quando aveva saputo che era condannata a una fine precoce. La sua malattia era apparsa evidente e incurabile dopo un bagno, e da allora giaceva nella casupola, ascoltando come Giacomo i rumori della vita che giungevano dalla strada, nell’attesa di morire. Ogni tanto piangeva “senza renderne ragione” mentre “per la lunghezza del suo male sperimentava la consolazione dei genitori”, quasi fosse il beneficio di una fama sentimentale, lasciata in terra.
Altre volte, G. vedeva e ascoltava, affacciandosi come cenassero “allegramente dal cocchiere”, incuranti delle disgrazie. Una sorella di Teresa era stata incarcerata per un furto e questo squallido episodio aveva accresciuto la confusione nel suo animo innocente, in procinto di sprofondare nella “rea orrenda cosa”. La lenta agonia le procurava un’accettazione progressiva della dimenticanza di sé e della generale indifferenza dei suoi mali, malgrado thumbnail casa silvia CAL3707l’attenzione dei genitori. La poverina non poteva neppure gustare il bene di morire tranquillamente, promesso dalle religioni e dalle filosofie perché era stata sino all’ultimo straziata da fieri dolori.
Mentre legge Le cimitere de la Madeleine, in cui sono narrate le sventure di Luigi XVI e di Maria Antonietta, arriva dall’esterno “il canto delle figlie del cocchiere e in particolare di Teresa”.
Ricordi di infanzia e di adolescenza: “intanto la figlia del cocchiere ecc. alzandosi da cena e affacciatasi alla finestra per lavare un piattello nel tornare dice a quei dentro “stanotte piove da vero. Se vedeste che tempo. Nero come un cappello” e poco dopo sparisce il lume di quella finestra .

VINCENZO SPEZIOLI, GUIDA DI RECANATI, RECANATI : TIP. DI R. SIMBOLI, 1898.

All’attuale “Telaio” la madre della Fattorini ed un’altra figlia di lei, Lodovica, seguirono a tenere il telaio in questa casa per parecchi anni. Questa e la casa ove abitavano erano e sono di proprietà dei Leopardi.

GIOVANNI MESTICA, STUDI LEOPARDIANI, FIRENZE : LE MONNIER , 1901,pp. 75-94.

Nel rione di Monte Morello, al tempo di Giacomo giovinetto, quasi tutte le popolane facevano le tessitore, e campavano con quest’arte. Di telai, anche attorno al palazzo Leopardi ve n’erano molti, ma quale sarà stato quello dove attendeva Silvia al lavoro?
[...]
Delle case fiancheggianti quel largo [la piazzuola], le due prime che fanno angolo con esso e col Piazzale, su cui corrisponde la loro principale facciata, appartenevano in quel tempo, come tuttora, alla famiglia Leopardi.
La casa più grande, segnata presentemente col civico numero 5 a destra del largo, per chi guarda dalla loggia, era ed è di tre piani: il pianterreno serviva e serve per la scuderia, gli altri due piani per le famiglie dei dipendenti; e poiché il secondo piano era, come anc’oggi, abitato dalla famiglia del cocchiere, chiameremo questa casa la casa del cocchiere. La più piccola a sinistra, segnata oggi col civico numero 8, aveva due botteghe verso il piazzale, l’una delle quali, oggi murata (apertavi invece una piccola finestra), a quel tempo era tenuta da una falegname che abitava il piano superiore, nell’altra che stava ad angolo con il largo, e lateralmente in faccia all’abitazione del cocchiere, era un telaio dove tessevano le sue figlie.
thumbnail casa silvia CAL3748Chiameremo questa, come soleva chiamarla Paolina, la casa della tessitore.
Era cocchiere dei Leopardi un Giuseppe Fattorini (13 Gennaio 1760 – 8 Gennaio 1830) che da Maddalena Santinelli (n.2 settembre 1766) ebbe cinque figlie, quattro delle quali maritatesi vissero fino ad età avanzata, l’ultima, per nome Teresa, nata il 10 ottobre 1797, morì nubile e giovanetta. I nomi delle altre quattro figlie erano: Marianna (n. 30 Novembre 1784) maritatasi nel 1803 con Nicola Pulzoni servo in casa Leopardi; Geltrude (16 Marzo 1787) maritatasi nel 1813 con Luigi Morlacchi; Lodovica (15 Novembre 1790) maritatasi nel 1822 con Filippo Patrizi detto Petrinaro; Vittoria (7 Ottobre 1792).
Queste tessevano per conto proprio, o per altrui commissione e anche per la famiglia Leopardi, nel telaio suddetto, in vista del palazzo, e specialmente della loggia e delle finestre appartenenti alla Bibthumbnail casa silvia CAL3776lioteca. Nella primavera del 1818 vi tesseva più assiduamente, come si raccoglie dagli scritti inediti di Giacomo, la giovinetta Teresa. Una vecchierella popolana recanatese, Serafina Sabbioni (12 Ottobre 1807 – 28 Marzo 1887) che dopo la morte di Teresa a una delle sorelle, Lodovica, maritata in casa, tessitora anch’essa, soleva da fanciulla preparare le canelle, nel 1880 diceva al professore Giuseppe Piergili, che Teresa aveva statura conveniente, era biancastrinella, secchettina, civiluccia, non familiare con altri; rammentava inoltre che vestiva assai pulitamente, e portava i capelli neri, dei quali, nel canto a lei dedicato, fa menzione anche il poeta, chiamandoli negre chiome.
L’affettuosità di Giacomo Leopardi per essa, fu tutta intima a lui, o al più dimostrata per cenni; (vedi Il sogno)

Il Leopardi cominciò a sentire affetto per essa nel maggio del 1818. Egli secondo il solito, passava i giorni meditando e scrivendo nella Biblioteca paterna; e, commosso dal canto della giovinetta popolana, occupata al telaio nella casipola di prospetto, di tanto in tanto facevasi alla loggia e alle finestre della biblioteca per udirla e guardarla.
Ma quest’affettuosità fu breve; dal maggio al principio dell’autunno; ché la misera giovinetta morì il 30 settembre dello stesso anno 1818, di malattia lenta, come si ha dalla penultima stanza del canto A Silvia.
Tu pria che l’erbe inaridisse il verno,
Da chiuso morbo combattuta e vinta,
Perivi, o tenerella. E non vedevi
Il fior degli anni tuoi.

Nt. 23 p. 171. Nell’edizione fiorentina dei Canti fatta il 1831, dove comparisce il canto A Silvia la prima volta, in luogo di “combattuta”, che è nelle edizioni susseguenti, si legge “consumata”. Questa voce invero, servendo a darci un’idea precisa del genere della malattia che dovette essere una tisi, rispondeva benissimo alla realtà. La correzione posteriore, se non questa notizia, ne porge un’altra nel rispetto storico vera anch’essa, perché la giovane nei mesi della malattia, qualunque fosse il genere di questa, soggiacque a terribili sofferenze, con lamentazioni che il Leopardi, come si ha da suoi appunti autografi, udiva dalla propria casa.

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