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di Pier Marino Simonetti

MONTEFANO - E’ proprio vero che “l’Epifania ogni festa porta via”. Dai sapori dolci dal natale al Capodanno, il carbone zuccherino e le saporite bontà contadine della Pasquella, per il Priore ed i “fratelli” della Confraternita di Sant’Antonio Abate, si passa subito, se non avvenuto già qualche giorno prima, al pensiero del sapido e fragrante pane di Sant’Antonio

. Un pensiero allo stesso tempo piacevole ed impegnativo. C’è da organizzare la secolare distribuzione del benefico pane in onore del Santo protettore degli animali e, con loro, di una antichissima economia legata alla reciproca simbiosi fra uomo e “bestia” nel lavoro dei campi ed in ogni altra attività umana. Infatti di questo pane benedetto di San’Antonio nessuno degli esseri viventi ne è escluso dal cibarsene: anzi è buon augurio mangiarlo e è come una richiesta di grazia.

Della pagnotta di fragrante pane cotto nei forni del paese, tanto buona da risvegliare ogni anno nei giorno del Santo, emozioni che fanno parte della memoria personale e collettiva della nostra comunità montefanese, la Confraternita di Sant’Antonio Abate ne custodisce da cinquecento anni la tradizione, l’onere, l’organizzazione e la capillare distribuzione, applicando l’antica etica dei “fratelli” consorti, nonché i modi ed i gesti secolari di consegnare il pane.SIM1

Un tempo tutta l’organizzazione che aveva delle modalità quasi liturgiche partiva dalla chiesa di Sant’Antonio qui a Montefano, allora anche Parrocchia. Infatti dal XVII secolo la chiesa è sede della Confraternita omonima da quando questa ha posto sotto il proprio titolo altre due Confraternite: Compagnia SS. Trinità e Compagnia della Morte.

Dal 1598, anche se la chiesa era già stata eretta diversi secoli prima (se ne hanno notizie dal XIV secolo), fino al 1818, subì diversi interventi di restauro, a volte anche importanti che ne hanno via via depauperato l'aspetto architettonico, dall’originale romanico.

In una visita del Vescovo Timoteo M. Ascensi, avvenuta nel 1827, viene descritta come struttura altrettanto precaria di quella riscontrata sette anni prima, nonostante gli interventi compiuti. Poi lunghi anni di incertezze, la chiusura del luogo di culto nel 1850; ed infine la riapertura, con l’aspetto architettonico attuale, nel 1878.

Nei secoli è lì che si è sviluppata assieme alla tradizione del pane, anche tutta la storia della Compagnia. E’ al suo i terno che si è custodito l’importante patrimonio storico e tradizionale della Confraternita. Gli apparati delle funzioni religiosi, gli oggetto devozionali, le antiche velature per le funzioni religiose, medaglioni, croci processuali, i legni processuali e gli stendardi.

Ma prima il terremoto del 1997, nel quale la volontà dei Priori e dei “fratelli” hanno fatto in modo di limitarne i danni con piccoli interventi di manutenzione; poi il terribile sisma del 2016, che ha determinato la completa inagibilità della chiesa.

Per quanto riguardo il patrimonio dei quadri, primo fra tutti la Decollazione di San Giovanni restaurata nel 2008, ed statue devozioni, è stato siglato un accordo fra Confraternita, Parrocchia di San Donato e Comune di Montefano, per la messa in sicurezza delle opere e custodia presso la Sala dei Poeti all’interno del teatro. Ma l’ulteriore preoccupazione del Priore e dei Confratelli, riguarda la stato di ammaloramento del tetto a capanna della chiesa di Sant’Antonio. Finanziamenti da parte della Regione o altri Enti, non sono all’ orizzonte e non verranno: almeno attualmente non ci sono le condizioni.

Per questo motivo la Confraternita di Sant’Antonio Abate, nella ricorrenza del 17 gennaio prossimo, con la distribuzione del fragrante pane nella sala Padre Matteo Ricci della Canonica di San Donato, vuole sensibilizzare la comunità montefanese sullo stato precario della chiesa.

"Basterebbe mettere mano al tetto - è l’appello che fa il Priore Martino Palmili - operando in maniera economica e senza sprechi per sostituire gli elementi danneggiati e le travature sconnesse e in pronto di cedere, per mettere in sicurezza la chiesa. Una volta sistemato il tetto, altre precarietà non sono così urgenti, si potrà porre fine alle infiltrazioni d’acqua piovana che stanno danneggiando tutte le murature perimetrali. La nostra preoccupazione è rivelata al patrimonio storico e tradizionale che all’interno della chiesa viene custodito. Certo si potrebbe spostare altrove i paramenti; ospitare il Catafalco da un’altra parte; ma ne verrebbe violata la tradizione secolare della chiesa".

Poi il suo tono lascia posto ad una leggera speranza e cerca di alzare gli occhi a guardare lontano: "All’orizzonte pare che ci sia un interessamento da parte della Curia Vescovile per riproporre l’intervento di restauro e consolidamento antisismico nelle graduatorie delle opere finanziabili. A suo tempo eravamo in graduatoria, poi se ne è persa traccia. Ma ora, ripeto, qualcosa sembra muoversi nella direzione giusta.

L’appello accorato del Priore e dei Confratelli si rivolge a tutti i cittadini ed alle Istituzioni civili e religiose sensibili, per trovare insieme, come comunità attiva ed attenta alla storia ed alle antiche tradizioni che hanno formato il carattere dei montefanesi, una soluzione che impedisca l’ulteriore avanzare dei danni nella secolare chiesa di Sant’Antonio, patrimonio di tutta Montefano. Intanto come buon auspicio Priore e confratelli hanno traslato la statua di Sant’Antonio Abate nella sala Matteo Ricci della Parrocchia: chi prenderà il pane benedetto avrà davanti lo sguardo misericordioso del Santo.

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