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Nota di Uniti per Porto Recanati

PORTO RECANATI - L’inizio della stagione estiva 2020 in città è stato segnato da eclatanti e preoccupanti episodi di micro criminalità e problemi di ordine pubblico che hanno come protagonisti giovani portorecanatesi.

Se l’escalation di questi ultimi giorni è innegabile, è altrettanto vero che si tratta di un problema che investe Porto Recanati da molto tempo.

Se prima determinati episodi erano limitati alle periferie o ai luoghi più “sensibili” della città, oggi scorribande, schiamazzi, risse, atti di vandalismo e spaccio hanno come palcoscenico vie e piazze del Centro. 470195 IMG20181128WA0028 std

Tutto ciò genera una più che giustificata paura tra i residenti, vittime e spettatori impotenti di queste manifestazioni di disagio giovanile.

Apprendiamo dai giornali che l’Amministrazione sta pensando di emanare provvedimenti restrittivi sulla vendita degli alcolici e sull’apertura dei locali della “movida” locale, in pratica una sorta di coprifuoco.

A un anno dalla fine del mandato, si mette la firma anche sul fallimento del progetto politico del Sindaco e della sua Giunta, che poneva la sicurezza al primo punto del programma elettorale.

Siamo convinti che si debba intervenire per fermare questa piaga sociale ma, come siamo contrari a una sorta di “militarizzazione” del paese, siamo convinti che si debba investire sulla prevenzione come mai è stato fatto finora.

La realtà ci dice che il tessuto sociale della nostra comunità si è tanto deteriorato da non esistere praticamente più, e non possiamo che domandarci, e domandare a chi ha responsabilità di governo, che fine hanno fatto i progetti di inclusione e di aggregazione giovanile, quali politiche culturali rivolte ai nostri giovani sono state poste in essere, quali attività vengono svolte al Centro giovanile, quanti sono i ragazzi coinvolti e con quali risultati, che fine hanno fatto i progetti per lo sport, importanti per togliere i ragazzi dalle strade, e quelli legati al teatro, alla musica e ad altre forme di promozione formativa e individuale?

È lecito chiedersi dove sono le famiglie, prima agenzia educativa, ma è altrettanto doveroso chiedere dove sono la politica e gli amministratori.