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PORTO RECANATI - Si chiama Jilenia B., è stata una delle infermiere che hanno operato al compound sanitari speciale dell'Hotel House. Sul suo profilo FB ha descritto la sua esperienza e le sue emozioni

"Sono un'infermiera, una di quelle che tre mesi fa chiamavano eroe, ora sono un' untrice di virus, una emarginata da certa gente che non dovrebbe essere chiamata tale, una che fa solo i tamponi ..... quindi che professionalità ha!!

Io in passato ho rinunciato alla mia vita x il mio lavoro, ho fatto tutto e faccio tutto con passione e dedizione perché ci credo, perché credo che l' amore possa tutto, credo nel bene e nel116639235 10220441608324388 7625762953145290383 o male e credo nelle persone. Voglio parlare di una delle esperienze, forse l' unica, che mi ha talmente segnato, fatto crescere che il mio più grande desiderio è condividerlo con più gente possibile. 

Circa un mese fa, forse più, vengo reclutata insieme ad altri miei colleghi in uno dei posti più caldi (naturalmente non dal punto di vista climatico) della riviera marchigiana…  l'Hotel House.

All' inizio mi pervadono un grande senso di sconforto, di paura di contaminarsi, di paura di essere aggredita. Il primo giorno mi sono vestita come se dovessi andare sulla Luna, nemmeno un centimetro di pelle fuori.

I miei occhi, forse, a chi veniva nel nostro container per il tampone potevano sembrare smarriti , impauriti e in realtà lo erano. Ci dicono: sarete li con dei mediatori culturali non fate niente senza di loro. Loro conoscono, sanno come muoversi. Ed io li attendevo impaziente, curiosa di conoscere chi fossero questi mediatori. Arrivano 3 ragazzi giovani e io mi chiedo: questi? Ma sono troppo giovani!

ANNALISA, bella, simpatica, giovane e dolce con una padronanza della lingua inglese da farmi rabbrividire. Al' linizio la osservavo, non capivo come potesse riuscire ad essere sempre sorridente, gentile e premurosa. Poi lo capirò piu tardi; NICOLA, ragazzo tanto educato, silenzioso, ma molto professionale e simpatico; ADEEL, di origini pakistane con un buon accento italiano, occhi neri e profondi come la notte, dolce, simpatico e premuroso verso tutti i suoi connazionali; TAYEB di origine marocchine anche lui con un buona padronanza della lingua italiana, occhi scuri e profondi, corpo scolpito, professionale e tanto premuroso verso tutti i bambini (lui li chiama miei figli) a volte silenzioso, a volte loquace; PAOLO il più grande di tutti, il più impostato, ma altrettanto disponibile.

Tutti loro un grandissimo e valorosissimo aiuto per me e i miei colleghi. Non li capivo, non riuscivo a rendermi conto come potessero amare questo luogo così tanto. Poi un giorno mentre eravamo in attesa TAYEB e ANNALISA mi fanno fare un giro all' interno dell Hotel House per andare a reclutare volontari al tampone Covid.

Mi si è aperto un mondo , un mondo di colori, musica, gente allegra e ospitale ma anche un mondo di degrado, diffidenza, sporcizia.

Andai a casa incredula, sbigottita e pensai: non si può accettare di vivere così, non si può accettare di far crescere i propri figli in questa situazione sociale cercando di far credere che è normale, che questa è la vera realtà.salaprelievi

Da allora tutta le volte che andavo facevo un giro nei negozi, nei bar e tutti mi chiamavano, mi volevano offrire qualcosa. Poi c'è stata la svolta : bisogna andare nei piani a bussare alle porte. Qui sempre con questi ragazzi meravigliosi che ci spiegano ogni cosa sugli usi e costumi di ogni singola razza sono entrata nel loro mondo. Nel mondo del Bangladesh, del Pakistan, del Marocco, del Senegal, della Tunisia.

Ogni casa un profumo, un colore, un disordine o un eccellente ordine: ognuno a proprio modo! Ognuno di loro mi ha accettato in casa sua, ognuno mi ha offerto la propria ospitalità. Io se qualcuno che non conosco mi suona alla porta non apro, non lo faccio entrare nel mio mondo.

Loro si, loro si fidano della divisa che indossiamo, sanno che siamo lì per aiutarli, per ascoltarli, per rassicurarli, per portare sollievo. Che sensazione meravigliosa è il FARE DEL BENE!!!

Poi non posso non emozionarmi davanti a tutti questi bimbi meravigliosi di tutti i colori, l' età. Li vedi all'inizio terrorizzati dal nostro modo di presentarci così asettico come se volessimo mettere una barriera tra noi e loro ,come se fossero degli appestati, poi li abbracci, regali loro un biscotto, una caramella e loro non ti mollano più. Ti seguono nei corridoi, giocano con te a pallone nei corridoi, a nascondino, ti sorridono, ti toccano, ti vogliono semplicemente bene senza filtri né divise.

Loro sono angeli scesi in terra: occhi neri, profondi, visi di velluto, treccine colorate, abiti tipici della loro terra, vestiti non sempre in ordine o puliti, piedini sporchi , biciclette rotte x i corridoi. Che bello, che sensazione di bene!!!

Nonostante le difficoltà di spazio, convivenza, e anche solo di smaltire roba vecchia ed inutilizzabile, l'accoglienza ed il rispetto per il nostro lavoro e la nostra figura professionale, è prevalso su tutto. Ma a me non interessa questo, a me interessa questa gente che mi ha dato tanto, che ti porta il caffè coi biscotti su un vassoio di ceramica bianco. Sono loro che mi hanno fatto tanto crescere, sono loro che potrebbero sembrare i dimenticati da Dio, Allah o chi volete.

Ora ho capito perché ANNALISA, TAYEB, NICOLA, ADEEL e tutti gli altri sono così,sono meravigliosamente umani. Credo fermamente che questa gente soffra della lontananza dalla loro terra, soffra di questa condizione a volte di degrado ma meglio questo che una bomba che ti ammazza tutta la famiglia, meglio questo di aguzzini che ti violentano moglie e figli davanti agli occhi, meglio questo che la morte. La profondità delle ferite non è solo una questione anatomica!

A volte dormono su una coperta per terra o su un materasso vecchio insieme ad altre persone che magari nemmeno conoscono così bene in 50 metri quadri. E allora penso : cosa ha fatto di male questa gente per trovarsi profugo o vivere una situazione tale?

A chi è arrivato fino a qui nella lettura domando: Chi vi chiede se siete felici? E quante volte al giorno? Quanti vi dicono se avete fame, sete , freddo , caldo , se siete stanchi o se avete bisogno di aiuto?.

Non è una guerra di religione o razza. Sono arrivata in questo luogo come donna, non musulmana e bianca, non ho rispettato qualcuna delle loro regole ( che non conoscevo) eppure ho trovato molto amore e affetto qui. Ho rischiato di rientrare ingrassata o ubriaca, tutti hanno cura di me qui. Ringrazio i radiosi sorrisi di questa gente, i loro occhi profondi e comunicativi. Mi scuso con tutti coloro con cui non sono riuscita a parlare, a tradurre quello che mi volevano dire e con tutti coloro che non ho potuto aiutare.

Ho visitato una famiglia di pakistani, si sono privati dell'unica cosa che avevano pur di offrirci qualcosa : una tazza di caffè! INGOIO LE LACRIME!! Nei loro racconti cè rabbia, dolore, paura e disperazione. Sono accadute cose nei loro paesi che non si possono credere. Cosa sta succedendo a questa umanità disumana in questo mondo? Ciò che ho visto, ciò che mi hanno raccontato, non importa chi lo ha fatto importa solo che non deve succedere. Dopo giorni di full immersion nell'arabo, nel pakistano etc. una splendida donna araba mi spiega e traduce.

Dopo una serie di descrizioni immonde mi dice : THEN UP cosa voglio sapere ? Fin dove reggo? Un brivido mi percorre la schiena!

Concludo questo mio sincero sfogo ringraziando tutte le persone che mi hanno permesso e con le quali ho potuto vivere tutto questo facendomi diventare una donna,una madre più forte, più attenta al particolare: il direttore dell' Asur Macerata dott. Maccioni, la direttrice del servizio professioni sanitarie Asur Macerata la D.ssa Buccolini; il dirigente dell'ufficio di igiene con cui collaboriamo da mesi per l' organizzazione dei tamponi la D.ssa Marinelli, il coordinatore Di Tuccio, tutto lo splendido personale di ON THE ROAD, tutti i miei colleghi: Donatella, Enio, Erminia, Lucia, Daniele, Stefania, Gianfranco, Alessandra, Emanuela, Antonella, Federica, Fauzia, Antonio, Concetta.
Infine un grande grazie a mio marito e ai miei 3 figli che mi hanno sostenuto e hanno avuto la pazienza di non avermi a casa per tanto tempo.
Grazie HOTEL HOUSE. Jlenia