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PORTO RECANATI -  Come da programma, Domenica 28 Novembre si è svolto il Congresso del Partito Democratico per il circolo di Porto Recanati.

L’assemblea che si è regolarmente svolta alla presenza della Presidentessa della Commissione di Garanzia provinciale Caterina Pucci, ha eletto come nuovo segretario cittadino Alessandro Palestrini.

Alessandro guiderà un direttivo composto da quattro donne e quattro uomini: Aurora Grilli, Albana Ismaili, Barbara Monaldi, Nadia Rita Bratus, Aldo Rino Sichetti, Petro Feliciotti, Silvano Senigagliesi, Vincenzo Pipolo.

Attualmente il circolo di Porto Recanati conta 34 iscritti, di cui 5 sono Giovani Democratici.Palestrini Alessandro

La candidatura unitaria del nuovo segretario e la relativa elezione sono frutto di un percorso che il partito ha cercato sin dalle prime battute.

Durante il dibattito l’assemblea ha espresso piena fiducia ad Alessandro Palestrini e richiesto fortemente l’avvio di un percorso nuovo che porti ad un maggior radicamento del partito nel territorio.

Nei prossimi giorni il nuovo segretario convocherà il primo direttivo nel quale saranno proposte e nominate le altre figure che per statuto andranno a completare la composizione della segreteria.

Prima della lettura della relazione di insediamento, Alessandro Palestrini ha ricordato Lino Palanca esprimendo vicinanza alla famiglia. Lino Palanca è stata una grande persona che ha dato tanto alla comunità portorecanatese e il Partito Democratico lo ricorda con molto affetto e gratitudine anche per aver ricoperto in passato il ruolo di segretario del partito.

Questa la relazione del neo segretario cittadino divisa per aree tematiche

Italia

Viviamo una fase storica molto difficile. Se qualcuno ci avesse detto che avremmo dovuto combattere con un virus così violento e letale, avremmo pensato ad un film di fantascienza, uno di quei film dove alla fine arriva il super eroe che rimette le cose a posto.
Invece nella nostra realtà le cose non sono ancora a posto e soprattutto non ci sarà nessun super eroe che verrà a salvarci; ci salveremo solo rimanendo uniti, riponendo fiducia nella scienza e cercando di proteggere i più fragili.
133 mila morti in Italia e più di 5 milioni nel mondo, soprattutto anziani. La pandemia da COVID19 ha devastato la nostra società e purtroppo nonostante i sacrifici in termini di vite umane e di limitazione delle libertà individuali è evidente che occorrerà ancora molta pazienza.
Ricordate? All’inizio mancavano camici, mascherine, reagenti per i tamponi, medici ed infermieri e posti letto per chi soffriva.
Le scuole, chiuse per mesi, hanno mostrato un forte arretramento tecnologico e infrastrutturale come pure il comparto dei trasporti pubblici.
L’occupazione ha subìto una contrazione importante e sconvolgente per centinaia di famiglie.
L’Europa dell’austerità è stata costretta ad un’operazione di sostegno economico imponente.
Il programma ha stanziato 750 miliardi di euro per la crisi economica causata dalla pandemia.
In Italia arriveranno 209 miliardi di euro.
Ma per sollevare un peso così importante, oltre all’enorme volume di risorse economiche che stanno arrivando, servirà ripensare il modello di società e il modello di economia ponendo alla base del pensiero sociale la dignità della persona.
Si dovrà lanciare una stagione progressita e riformista ma abbandonando i vecchi schemi, quelli che non hanno funzionato, quelli che nonostante i tentativi hanno portato al diffondersi e al crescere delle ingiustizie.
Per troppo tempo ci siamo dimenticati di un pezzo di Italia, di quella più grande e numerosa, delle persone e dei luoghi che non contano. Giovani disoccupati, donne penalizzate sul lavoro o dall’assenza dei servizi, anziani abbandonati e bambini poveri, famiglie in cui si rinuncia alle cure, il sud d’Italia, le aree interne e le periferie.
Non c’è sviluppo se non c’è giustizia sociale.
Abbiamo sofferto la mancanza di un’idea di governo chiara, siamo stati risucchiati dalle idee degli altri, abbiamo accettato senza colpo ferire il disprezzo della debolezza volgendo lo sguardo verso una elite e chiudendo gli occhi dinanzi alla sofferenza economica e sociale della gente.
Si è dato per scontato che i cittadini fossero sempre e solo consumatori e che il capitalismo insieme allo sfruttamento di tutte le risorse fosse la sola regola esistente.
Abbiamo assistito inermi alla riduzione dei luoghi di democrazia.
L’attuale modello di sviluppo è insostenibile ed è alla base delle diseguaglianze.
Ma non basterà adattarlo, bisognerà cambiarlo radicalmente.
Il punto di partenza dovrà essere un’economia giusta in grado di coniugare la crescita con l’equità di un modello di sviluppo fondato sulla sostenibilità ambientale e sociale, sulla qualità della vita.
La domanda da porsi è: possiamo farlo da soli?
No. Sarà necessario la costruzione di un grande campo democratico e progressista che però nasca da un dibattito serio e concreto, che ricerchi la profondità delle idee e che non sia solo la somma sterile di gruppi politici in via d’estinzione e incapaci di esprimere contenuti e valori.
La strada delle alleanze deve essere tracciata dal progetto di Paese e d’Europa che si vuole proporre, evitando inutili ammucchiate che non sarebbero comprese dagli italiani.
Una voce forte e chiara, senza tentennamenti, convinta da che parte stare e in grado di sostenere la sfida con la destra sovranista, razzista e populista che gode di un preoccupante consenso da parte di milioni di italiani.
Una forza convinta e a sostegno delle politiche pubbliche, perché c’è bisogno di più Stato e di più Europa, ma di uno Stato e di un’Europa efficaci ed efficienti.

Marche

Nelle Marche il Partito Democratico ha subìto una sconfitta pesante. Dopo quella sconfitta non c’è stata una reazione adeguata.
Anzi, a un anno dalla perdita della Regione i risultati delle amministrative nei comuni marchigiani hanno segnato un ulteriore passo falso a differenza del resto d’Italia, dove il PD ha ottenuto ottimi risultati.
Ma che cosa è successo?
Assolutamente niente, nel vero senso della parola.
Nessuna reazione, nessuna analisi seria. Abbiamo invece assistito ad un immobilismo interno a difesa ciascuno del proprio spazio di potere.
Ci viene detto che il problema sono le correnti interne al partito. Non ne sono del tutto convinto. Non sono le correnti in sé ad essere un problema ma come queste vengono sfruttate, a quale fine.
Se le correnti fossero in grado di produrre spazi di confronto e di analisi allora diverrebbero una ricchezza ma se le correnti servono per fare la conta o per spartirsi le ultime briciole di potere, allora diventano una zavorra.
Un peso sotto al quale rimarremo tutti schiacciati, quel peso che ci ha fatto perdere la fiducia dei cittadini.
Occorre quindi ricostruire quel rapporto di fiducia, aprendo il partito a tutte quelle energie che abbiamo colpevolmente disperso.
I circoli dovrebbero aprire le loro sedi per ricostruire una comunità politica attiva e consapevole e gli organismi regionali dovrebbero ascoltare la voce che proviene dalla base.
C’è bisogno di una nuova classe dirigente, più giovane, più coraggiosa, che sappia pacificare rapporti ormai da tempo logori.
Abbiamo tante risorse da mettere in campo e vanno coinvolte subito.
Il Segretario nazionale Enrico Letta ha inteso commissariare il Partito Democratico marchigiano. Non entro nel merito della decisione se non per augurarmi che questo periodo di commissariamento, si parla di qualche mese, serva per ricostruire i rapporti anche con i circoli.
Mi piacerebbe che tutti i segretari di circolo fossero coinvolti nella discussione e nella preparazione del congresso regionale perché sono convinto che le voci provenienti dai territori possono essere un contributo prezioso per la costruzione di un partito più vicino alle persone.
Nelle Marche ha vinto la destra, ma non una destra qualsiasi, ha vinto la destra xenofoba e razzista, ha vinto la destra rappresentata da politici che si ritrovano allegramente alle cene commemorative del fascismo.
Ma il loro essere fascisti non è questione di nostalgia, peggio, è questione di metodo politico e culturale.
Il Partito Democratico ha il dovere di tornare ad essere un baluardo contro questa destra estremista.

Macerata

Questo congresso determinerà anche l’elezione del nostro Segretario per la Federazione di Macerata.
Come abbiamo potuto ascoltare ci sono due candidature quella di Leonardo Catena e quella di Angelo Sciapichetti.
Avrei preferito una scelta condivisa che evidentemente non è stata possibile sostenere.
Rivolgo un appello ad entrambi i candidati: si eviti di intraprendere la strada della resa dei conti e delle vendette. Non serve pesare la propria forza, serve pesare il senso di responsabilità verso un territorio, quello maceratese, fortemente colpito dagli effetti della pandemia e del terremoto.
Si punti piuttosto all’avvio di una fase nuova della Federazione maceratese che metta al centro del dibattito politico i temi che interessano le persone.
I circoli hanno bisogno di una Federazione vicina e attenta alle loro esigenze.
Aiutateci a costruire una rete extracomunale dei circoli allo scopo di unire più forze ed essere più radicati nei territori.

Porto Recanatipdporto

A Porto Recanati ereditiamo una storia importante, ingombrante e difficile da raccontare e anche qui forte è l’esigenza di voltare pagina ed iniziare a scrivere un nuovo capitolo.
Dobbiamo lavorare per una proposta politica e di governo nuova e per farlo ci sarà bisogno di organizzare la struttura del partito.
La struttura dovrà essere aperta ai contributi della cittadinanza e capace di rinnovare il suo modo di comunicare.
Abbiamo perso il contatto con i problemi reali e quotidiani delle persone e quindi dobbiamo tornare ad essere un partito capace di interloquire, di ascoltare quali sono i problemi e insieme cercare le soluzioni.
Anche nella vita interna del partito dovremmo agire seguendo la regola che prima vengono le persone, il rispetto delle proprie idee e la potenza del pluralismo.
C’è da lavorare insieme durante e dopo il congresso per costruire dunque un partito aperto, inclusivo, nel quale le persone (iscritte e non) possano esprimersi, proporre le proprie idee.
Il nostro partito dovrà essere un luogo dove le esperienze delle persone diventano ricchezza per tutto il gruppo.
Ecco, dobbiamo ritrovare lo spirito di comunità fuori, ma anche dentro al partito.
Ripenseremo la sostanza del nostro circolo, proponendo nuove forme di partecipazione anche su progettualità di valenza nazionale o territoriale o tematiche specifiche, istituendo piattaforme virtuali e organizzando consultazioni periodiche per condividere gli indirizzi strategici e politici del partito.
Il ruolo dei giovani sarà fondamentale, il loro dinamismo ci consentirà di cambiare passo e di interpretare la società con uno sguardo rivolto al futuro.
Vorrei rivolgere un caloroso augurio ai Giovani Democratici del nostro circolo (Aurora, Barbara, Federico, Souleye e Giorgio) confido sul fatto che saremo capaci di valorizzare il vostro ruolo come organizzazione giovanile del Pd, rafforzandone la presenza e la possibilità di contribuire alle scelte strategiche del partito.
Avremo bisogno anche della preziosa esperienza di chi milita nel partito da molti anni. Le loro storie e la loro saggezza ci consentiranno di affrontare con più coraggio le sfide dei prossimi anni.
Il nostro partito a Porto Recanati fa parte della coalizione Porto Recanati 21-26.
Con questo gruppo abbiamo affrontato l’ultima tornata elettorale che vedeva Alessandro Rovazzani candidato sindaco.
La nostra è stata una scelta frutto di un percorso politico che intendeva essere unitario e compatto, da contrapporre all’immobilismo amministrativo offerto da anni di governo di centrodestra.
Purtroppo la nostra proposta non ha ottenuto la fiducia dei cittadini e questo ci ha posto all’opposizione dell’amministrazione del sindaco Michelini.
Quando si perde non è perché hanno sbagliato gli elettori ma perché abbiamo sbagliato qualcosa noi.
La sconfitta ci ha spinto ad una seria riflessione sui motivi che l’hanno indotta.
Abbiamo aperto un confronto e abbiamo capito che l’unico modo per superare la delusione e recuperare il terreno politico perso è lavorare per costruire un progetto politico che sia capace di riavvicinare il nostro partito ai cittadini.
In molti mi stanno chiedendo quale sarà la posizione del PD rispetto all’attuale maggioranza.
Innanzitutto, vorrei sottolineare un dato importante: la destra ha perso.
L’avanzata della destra che nelle Marche è iniziata alle scorse elezioni regionali a Porto Recanati ha subìto una chiara battuta di arresto.
Da qui bisogna ripartire ciascuno con il proprio ruolo.
Al PD è toccato il ruolo dell’opposizione e quindi per prima cosa dovremo essere capaci di stare all’opposizione; questo significa essere capaci di proporre e non solo di opporre le nostre ragioni, senza pregiudizi.
Essere capaci di fare opposizione significa mettersi in ascolto dei cittadini e dare voce ai loro disagi, alle loro preoccupazioni.
Queste sono le linee guida che chiederemo vengano riconosciute dai nostri alleati, nella coalizione Porto Recanati 21-26.
Il nostro è un partito che ha esperienza di governo e una struttura capace di mettere in campo risorse e intelligenze.
Metteremo a disposizione queste competenze per la città.

Ricostruire una forza

È dunque il tempo di spingersi dalla parte della speranza e della costruzione di una forza politica moderna.
Il primo passo sarà tornare ad incontrarci per aprire una nuova stagione di confronto politico e culturale e per costruire insieme un’idea di società giusta.
Il nostro congresso non sarà la soluzione a tutti i problemi ma dovrà rappresentare il primo tentativo di riaffacciarsi ad un mondo là fuori che si aspetta molto da noi.
Per vincere questa sfida abbiamo bisogno di un Partito Democratico all’altezza, rinnovato non solo nelle persone ma anche e soprattutto nelle idee.
Un Partito Democratico in grado di rinnovare il suo messaggio, il suo linguaggio e il suo atteggiamento nei confronti dei cittadini.
Non saremo una forza di governo se prima non ci si allena ad essere forti, non saremo forti se ciascuno pensa di allenarsi per conto proprio.
Dobbiamo tornare a vincere.
Questo congresso dovrà essere l’inizio di un percorso per ricollocare il Partito Democratico all’interno della scena politica locale, facendolo divenire un punto di riferimento politico e culturale per l’intera cittadinanza.
Viviamo in una società liquida, come l’ha brillantemente definita Bauman, dove tutto è in continuo mutare ed è quasi impossibile sapere dove arriveremo, ma possiamo sforzarci di leggere questi mutamenti e rispondere alle nuove esigenze che nascono da questo “panta rei” della nostra epoca.
Serve quindi metodo ma anche passione politica.
Quella passione tipica dei giovani che andranno coinvolti nei processi che definiranno il loro futuro.
La nostra società sta vivendo una delicata fase di transizione definita da Marco Revelli come il passaggio tra il “non più” e il “non ancora”.
Una fase nella quale la fisicità dell’essere umano viene opacizzata dal nuovo e stringente rapporto che ha con le macchine, con le tante estensioni dotate di intelligenza artificiale offerte dalle nuove tecnologie.
“Ominescenza” è il neologismo con il quale il filosofo francese Michel Serres ha descritto questo fenomeno umano, dove le forme perdono di consistenza fino a confondersi.
Una fase dunque difficilmente decifrabile ma che proprio per questo ha bisogno di un popolo consapevole unito intorno a valori di solidarietà, partecipazione e cooperazione.
C’è bisogno di uno Stato e di un’Europa forti, capaci di combattere le disuguaglianze economiche, di combattere la malavita, che valorizzino i diritti civili smarcandosi da logiche conservatrici e pregiudiziali, capaci di accogliere la sofferenza umana trasformandola in possibilità di rinascita di una nuova cittadinanza arricchita dalla diversità.
Dobbiamo puntare sull'economia reale, quella sostenuta dalle persone in carne ed ossa, quella che crea valore aggiunto, quella supportata dalle idee innovative di tanti giovani italiani e dalle competenze dei lavoratori e delle lavoratrici, le quali stanno pagando il prezzo più alto della crisi economica.
Dobbiamo ripartire dalla cura e dalla protezione verso gli anziani sui quali è pesata maggiormente la pandemia da covid-19.
Dobbiamo infine restituire a tutti gli alunni e studenti italiani una scuola moderna, attrezzata e innovativa che sappia trasmettere conoscenza.
Yuval Noah Harari, professore universitario israeliano, storico e saggista, definisce l’ignoranza come la più grande scoperta scientifica dell’uomo.
Ma il grande Socrate molto prima di lui ce lo aveva già suggerito con il suo coraggioso “so di non sapere”.
La consapevolezza del limite e la possibilità di commettere errori ci induce ad un grande esercizio di ricerca e conoscenza, ma soprattutto dovrebbe farci capire che dagli sbagli si può apprendere e ripartire.
Oggi siamo di fronte ad una prova difficile ma dalla quale possiamo ritrovare la voglia di metterci in discussione facendo leva sulle nostre intelligenze, sulla nostra curiosità e sulla nostra passione.
Ripartiamo da noi, ripartiamo da tutti coloro che sono pronti a dare una mano, ripartiamo insieme per essere un riferimento etico e morale per la nostra comunità.
Insieme! Facciamo grande il Partito Democratico.