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Alessandro Palestrini, Segretario Partito Democratico Porto Recanati

PORTO RECANATI - Il Circolo del Partito Democratico di Porto Recanati ringrazia tutte le elettrici e gli elettori che hanno scelto di sostenere i nostri candidati attraverso il proprio voto.
Ringraziamo Irene Manzi, Fulvio Esposito e Mirella Gattari per l’impegno, l’entusiasmo e la competenza che hanno profuso durante la campagna elettorale.
Ci complimentiamo e auguriamo buon lavoro a Irene Manzi che è stata eletta alla Camera e che sarà un importante punto di riferimento per il nostro territorio.

Nella nostra città il partito ottiene 996 voti alla Camera e 974 voti al Senato.
Nel 2018 erano 1.081 alla Camera e 1.053 al Senato.
Il bottino più magro, in termini assoluti, deriva in parte dal calo dei votanti, infatti il PD a Porto Recanati ottiene le stesse percentuali di voto del 2018 e diventa il secondo partito della città.
Il forte astensionismo è un fenomeno sul quale è necessario riflettere poiché il voto rappresenta il più grande diritto democratico, e il fatto che questo non venga esercitato denota il forte distacco che c’è tra la politica, comprese le istituzioni, e il popolo.

La destra ha vinto in maniera netta mentre la sinistra ha subito una sconfitta preannunciata e della quale vanno comprese le radici.POLporto
Riflettere sui motivi della sconfitta è un nostro dovere e nel farlo serve una lettura della realtà consapevole, senza cercare scorciatoie.
È necessario reagire subito e organizzare un’opposizione decisa e radicata nei territori perché in Parlamento siederà una maggioranza di destra conservatrice e sovranista.
Reagire significa innanzitutto riconoscere che la sconfitta non è maturata nell’ultimo mese di campagna elettorale ma nasce dal non aver saputo interpretare una società cambiata radicalmente negli ultimi 20 anni.
Reagire significa provare a ripensare il modello di partito; un partito abituato, ormai da troppo tempo, a governare senza vincere le competizioni elettorali.
Serve un cambiamento profondo nel modo di fare politica e serve definire quale modello di società vogliamo realizzare.
Reagire significa recuperare un’identità politica chiara, proponendo una visione di Paese a lungo termine, rigenerando l’agenda politica della sinistra attraverso l’inserimento di questioni fondamentali come il lavoro, l’ambiente, l’istruzione, la sanità, i diritti civili e sociali e la redistribuzione della ricchezza.
La questione fondamentale è cosa vogliamo essere.
Prima ancora di definire le alleanze serve un percorso interno in grado di definire la linea politica e programmatica del Partito Democratico.
Sono stati fatti molti errori negli anni sulle politiche del lavoro, sulla legge elettorale, sulla politica estera, sulle alleanze.

Presto si apriranno le fasi congressuali.
Sarebbe cosa giusta affrontare il congresso per fasi, partendo innanzitutto dalla scelta di una visione di Paese che il Partito Democratico dovrebbe disegnare e che dovrà scaturire dal confronto delle idee che le tante anime del partito proporranno.
Solo una volta definiti i principi che ispireranno la rigenerazione della nostra comunità politica sarà il momento di scegliere chi dovrà guidare questo nuovo percorso.
La nostra campagna elettorale è stata caratterizzata da un concetto semplice ma forte, abbiamo sostenuto che vincono le idee, e dunque dalle idee bisogna ripartire.

Sarà convocata l’assemblea del circolo aperta al pubblico per analizzare il voto e per accogliere le proposte che le iscritte, gli iscritti e simpatizzanti vorranno avanzare.