PORTO RECANATI - Con la conferma che la Procura della Repubblica di Macerata ha indagato un loretano per la scoperta del cimitero di 55 cani soppressi e gettati in un punto isolato di Scossicci (nella foto il ponte dopo la GIE sul cui lato dx tra i rovi sono stati scoperti i resti), si registra lo sdegno del sindaco di Loreto per il comportamento del suo concittadino.
"Gli sviluppi dell'indagine relativa al ritrovamento di decine di carcasse di cani nel territorio confinante ci restituiscono un fatto di una gravità sconvolgente e inaccettabile - scrive Moreno Pieroni -. Come Sindaco, a nome dell’intera comunità, esprimo profonda indignazione e dolore per quest'azione che offende non solo il rispetto dovuto agli animali, ma anche i valori civili e morali che da sempre contraddistinguono la nostra città. Prendiamo con assoluta fermezza le distanze da quanto accaduto. Si tratta di episodi che nulla hanno a che vedere con il senso di responsabilità e di convivenza che appartiene ai nostri cittadini. Confidiamo pienamente nel lavoro delle autorità competenti e delle forze dell’ordine, affinché venga fatta al più presto piena luce su questa vicenda e i responsabili rispondano delle proprie azioni davanti alla giustizia. L’Amministrazione comunale continuerà a collaborare con gli enti preposti e a sostenere ogni iniziativa volta alla tutela degli animali e alla prevenzione di simili atti. Di fronte a fatti così gravi, la nostra comunità deve restare unita, ribadendo con forza che il rispetto della vita, in ogni sua forma, non è negoziabile".
Dopo l'apertura di un fascicolo a carico di un cacciatore loretano, indagatoper uccisione di animali, intanto denunciato per detenzione di uccelli da richiamo vietati, le indagini del Carabinieri Forestale ruotano intorno a taccuini, agende, telefoni, materiale posto sotto sequestro dopo una perquisizione a casa del 55enne.
I Carabinieri scandaglieranno a fondo tutto il materiale documentale telematico per arrivare a risalire a chi può essersi rivolto al cacciatore loretano, per sbarazzarsi di quelli che, forse, erano cani da caccia non più in grado di svolgere la loro funzione.
Gli inquirenti hanno stretto il cerchio intorno al cacciatore nonostante "protetto" da una rete omertosa di praticanti l'attività venatoria.
Nelle indagini è entrato in campo anche lo Zooprofilattico di Grosseto, chiamato a stabilire il DNA degli animali e determinare le modalità delle 55 morti, laddove i resti lo consentano.