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nota del PD

POTENZA PICENA -  Il candidato governatore Francesco Acquaroli , come nel 2014 a Potenza Picena, si presenta oggi ai cittadini marchigiani come la svolta, la garanzia del cambiamento.

Potenza Picena arrivava da 20 anni di governo del centrosinistra che avevano cambiato l'aspetto della città . Dal 1995 al 2014 le giunte Morgoni e Paolucci avevano segnato una vera svolta per la comunità , dal rilancio del turismo a partire dalla realizzazione del lungomare , alla riqualificazione dei beni culturali del centro storico, alla nascita del porticciolo, del villaggio turistico, del parco dei laghetti , fino alle iniziative in tema ambientale, dalla bonifica della discarica della Castelletta, al primato provinciale nella raccolta differenziata, alla conquista della bandiera blu .

Anni di crescita, anche civile e culturale, e di lavoro proficuo per unire una comunità divisa in due centri che cominciava a sentire una comune appartenenza.

Nonostante ciò, la destra riuscì a far passare l’illusione che il cambiamento potesse apportare grandi benefici ai cittadini.

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Il primo atto di cambiamento rispetto al passato fu un corposo aumento delle indennità che invece i predecessori di csx avevano provveduto a tagliare . Ma dal 2014 l’illusione svanì ben presto nella povertà di idee e di progetti, nelle iniziative di corto respiro e di bassa qualità ma di sicuro consenso ,utili a galleggiare e per questo preferite ad attività meno remunerative politicamente ma capaci di far crescere la comunità. Acquaroli poi decide di abbandonare il Comune , anche questo un cambiamento rispetto ai suoi predecessori , lasciando in eredità ai suoi successori colpe ancora peggiori, come la messa ai margini dell’ associazionismo locale sostituito da soggetti politicamente affini all’ amministrazione.

Continua dunque l'unico progetto realmente caro a Francesco Acquaroli: la carriera politica, che lo porta al seggio parlamentare nel marzo 2018 e , dopo la presenza nella lista delle europee dello scorso anno , oggi alla nona candidatura della sua ancor breve vita politica . Intanto a Potenza Picena i guasti politici e amministrativi seminati da Acquaroli producono nelle mani dei suoi successori vere deflagrazioni . Dalle celebrazioni dell’ impresa dannunziana di Fiume all’ idea di sostituire la festa della Liberazione con la commemorazione delle vittime del Covid , ai lauti contributi erogati a filiali locali dei Fratelli d’ Italia malamente mascherate da associazioni culturali. Il tutto condito da una concezione padronale e autoritaria del potere che si manifesta nei confronti dei dipendenti, dei cittadini , delle associazioni e anche verso le forze di opposizione . Nessuno si sente in dovere di rispondere alle domande e ai solleciti di opposizione e cittadini, un silenzio assordante caratterizza la gestione dei problemi che nel frattempo raggiungono punti di non ritorno (si pensi alla zona ex ceramica: strada ancora non inaugurata dopo un anno dalle promesse e investitori in fuga!).

La destra , chiamata al governo nel 2014 per la prima volta dal dopoguerra , ha scritto la pagina amministrativa più grigia, ma bisognerebbe dire più nera , della nostra comunità cittadina. Chi oggi si candida alla guida della Regione Marche dichiarando di voler essere il presidente della ricostruzione non è stato in grado a Potenza Picena di riaprire un piccolo vicolo del centro storico ( vicolo Scipioni ) chiuso poco dopo il sisma . Chi proclama l’intenzione di promuovere la sanità pubblica ha assistito inerte alla chiusura del distretto sanitario del proprio comune . Chi invoca la rinascita dei centri storici ha desertificate il proprio . Chi parla di efficienza amministrativa ha determinato a Potenza Picena lo sfascio dell’ organizzazione del Comune . Chi parla di meritocrazia applica rigorosamente a Potenza Picena il metodo del premio alla fedeltà politica . Chi parla di valorizzazione dell’ ambiente non ha prodotto nel proprio Comune alcuna iniziativa su questo tema e ha determinato un evidente regresso rispetto ai risultati ottenuti dal centrosinistra . Chi parla di Marche digitali non è nemmeno riuscito a portare la fibra nel proprio comune, caso unico sull'intera costa regionale.

La destra di Acquaroli e dei suoi colleghi che aveva venduto l’ illusione del cambiamento nel 2014 ha determinato in realtà un'esperienza di governo fallimentare ormai evidente anche a coloro che l'avevano in origine sostenuta.

Una cittadina di 15000 abitanti è stata condannata in questo modo al declino: perché dovremmo trasferire alla comunità regionale di 1.500.000 abitanti la stessa esperienza fallimentare ? Invitiamo gli elettori marchigiani di ogni colore a guardare con attenzione il laboratorio di Potenza Picena da cui nasce la proposta della destra delle Marche.

Una valutazione distaccata e oggettiva degli effetti disastrosi prodotti dall’ illusione del cambiamento nel nostro Comune può aiutare le Marche ad evitare quello che potrebbe essere un vero e proprio baratro .