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RECANATI - Dalle 14, uno dei due manoscritti originali dell’Infinito, scritto tra il 1818 ed il 1819 (si tratta di quello del fondo vissano, l’altro è custodito a Napoli nella Biblioteca Nazionale) si trova a poche centinaia di metri dal celebre colle di cui prende il nome.

Il manoscritto, insieme a tutta la collezione di autografi leopardiani di Visso, sarà al centro della grande mostra a Villa Colloredo che aprirà i battenti il 21 dicembre, prologo alle iniziative del Bicentenario della Stesura nel 2019.

L’importante fondo vissano è arrivato sotto scorta dal caveau di una banca che per conto del comune di Visso lo custodisce dopo che il museo che lo ospitava è stato lesionato dal sisma.48407595 10217827539669774 1789573517734313984 n

Le carte vissane sono arrivate all'interno di una speciale valigetta che è stata aperta alla presenza delal stampa per immortalare il momento.

Il Museo dei Manoscritti Leopardiani custodiva cinque sonetti, un commento con le relative correzioni che Leopardi fece alle “Rime” di Francesco Petrarca e quattordici lettere scritte tra il 1825 ed il 1831, tutte indirizzate all’editore milanese Antonio Fortunato Stella e spedite da Recanati, Bologna e Firenze.

Vi sono inoltre esposti 27 manoscritti autografati che nel marzo del 1868, Giovan Battista Gaola Antinori, allora sindaco di Visso, acquistò da Prospero Viani, preside del Liceo “Galvani” di Bologna e grande appassionato e collezionista delle opere di Leopardi il quale, trovandosi in difficoltà economiche e per paura che un domani tutta la sua ricca collezione di manoscritti potesse andare dispersa, decise di vendere.

Il fiore all’occhiello di tutto questa ricca raccolta di opere sono senza dubbio i 6 Idilli: “La sera del giorno festivo”, “Lo spavento notturno”, “La Ricordanza (alla Luna)”, “Il Sogno”, “La Via solitaria” ed il celebre e famoso “L’Infinito”.

L’idillio de l’Infinito era stato esposto nel 1898 a Recanati in occasione del 1° Centenario della Nascita del Poeta, quindi un ritorno dopo 120 anni.

L'infinito è una delle liriche più famose dei Canti di Giacomo Leopardi. Il poeta la scrisse negli anni della sua prima. Le stesure definitive risalgono agli anni 1818-1819.

La lirica, composta da 15 endecasillabi sciolti, appartiene alla serie di scritti pubblicati nel 1826 con il titolo "Idilli".

L'idillio leopardiano è un componimento connotato da un forte intimismo lirico: in esso l'elemento del paesaggio naturale (spesso privo dei connotati del paesaggio ideale antico) è strettamente legato all'espressione degli stati d'animo dell'uomo.IMG 7489

Tale espressione del proprio io, non vuole essere una fuga nell'irrazionale o nel sogno (come accade nella lirica romantica), ma solo una nuova occasione di un'ampia riflessione sul tempo, sulla storia, e sul triste destino degli uomini.

Gli idilli leopardiani, inoltre, presentano differenze stilistiche rispetto ad altre composizioni, in particolare colpisce l'abile e sapiente mescolanza di registri linguistici che spazia da quello letterario (Ermo colle) a quello semplice, piano e colloquiale (Sempre caro).

Questo idillio si divide in due parti ben distinte: nella prima il poeta esprime concetti a lui usuali mentre, nella seconda, usa l'immaginazione e si perde nell'infinito.

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