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Di Fulvio A. Cuomo, architetto e docente

RECANATI - E ora si cambia. Una nuova amministrazione con nuove idee, nuove persone e nuovi valori.

Ma facciamo un passo indietro. Dal duemilasei vivo e lavoro a Recanati e subito prendo confidenza con alcune persone, almeno nominalmente.

Chi fa il sindaco, chi l’assessore, chi il consigliere e chi il professionista, l’imprenditore e chissà cos’altro. Poi conosco meglio e personalmente alcuni concittadini, quando si dice l’empatia, e capisco che con loro potrei contribuire alla vita sociale e culturale della città. Iniziamo a chiederci e a chiedere cosa va e cosa non va, e con le nuove
elezioni ritornano quelle persone che conosco, nominalmente, ma con ruoli diversi.cUOMO

 Chi fa “questo”, chi fa “quello” e chi il professionista, l’imprenditore e chissà cos’altro. Poco male, almeno questi ultimi la pensano come me.

Eppure più passa il tempo e più mi fanno notare che le cose non starebbero andando proprio come da copione. Perché c’erano delle persone che facevano il professionista, l’imprenditore e chissà cos’altro e c’è quel tipo di persona. Saranno capaci e meritevoli dei ruoli che ricoprono, penso.

Ma ecco un altro requisito, essere i figli di, i fratelli di, gli amici di e, in queste ultime settimane, anche i nipoti di e padri di. 

D’improvviso riaffiorano vecchi ricordi, fatti di militanza di Partito, di campagne elettorali, nazionali e locali, qualche tafferuglio, manifesti tanti manifesti e candidature personali, tra successi e delusioni. E allora con coraggio pensiamo di trasformare le nostre idee e la voglia di provare a migliorare la città, in una proposta politica.

Tanti incoraggiamenti, tante pacche sulla spalla, tanti gli auguri, forza, coraggio, ma pochi voti. Qualcosa non va. Intanto il tempo passa e, sempre con più amici, notiamo che è proprio il copione ad essere stato scritto male.

Quando si dice un copione a quattro mani. Allora anche noi pensiamo che lavorando insieme ad altri, alla prima occasione elettorale riusciremo a farci sentire e perché no ad aggiustare il copione.
E infatti, tanti incoraggiamenti, tante pacche sulla spalla, tanti gli auguri, forza, coraggio, ma sempre troppo pochi i voti, anche meno della precedente volta mentre, con le ultimissime elezioni, sono presenti ancora le stesse persone che ormai riconosco da tempo e con ruoli neanche tanto diversi dai soliti.

Chi farà “questo”, chi farà “quello” e chissà cos’altro. Ma allora cos’è che non funziona? Perché questi cambiamenti che non cambiano? Forse le nostre idee non “bucano”,
forse la buona volontà di aggiustare il “giocattolo rotto” non è bastata e sicuramente la sola onestà non è più.

E adesso seri. Abbiamo corso un grande rischio a Recanati. Il clima politico nazionale è sotto gli occhi di tutti e quest’aria avremmo potuto respirarla anche nella città della poesia. 

Il dato elettorale, sin dal primo turno, ha mostrato che i due terzi dell’elettorato vuole riconoscersi nei valori della solidarietà, della tutela delle fasce deboli, della salvaguardia dell’ambiente e del territorio, valori quanto meno ascrivibili al patrimonio genetico politico del centrosinistra storico.

Tuttavia il pericolo di disperdere tale investitura elettorale nel suo complesso, con il suo patrimonio valoriale e con un’ esperienza amministrativa ormai decennale, è stato elevato.

Risalire ai motivi che ci hanno portato a questo rischio non è esercizio per tutti, non per quelle persone che continuano a chiedersi perché, non per gli altri ventimila recanatesi “non addetti ai lavori” e sempre troppo lontani dai lavori.

Eppure qualcosa, ed anche qualcuno, mi dice che forse qualche responsabilità deve pur esserci.

Ma certo, ecco di chi……. dei figli di, i fratelli di, gli amici di e, nelle ultime settimane, dei nipoti e padri di.

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