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RECANATI - Le Cantine del Bramante di Loreto ospitano una selezione di opere fotografiche di Matteo Guzzini, "The Ethiopian Way", un progetto fotografico che sarà visibile fino al 28 febbraio

L'inaugurazione della mostra sabato 7 dicembre alle 17.30, in collaborazione con le Missioni Estere Capuccini, Regione Marche, Delegazione Pontificia.

La presentazione è stata affidata a Denis Curti  che descrive l'azione di Guzzini come "L’intimità di un reportage consapevole". (clicca sulla locandina per un video)The Ethiopian Way 1

 Fotografo atipico e curioso -scrive Curti -. Appassionato della vita e capace di rifuggire da qualsiasi categoria. E’ così che Matteo Guzzini manifesta il suo interesse per la storia nel corso del suo svolgimento. Da vero narratore, non sceglie uno specifico campo d’indagine ma segue l’onda di un’emozione che spesso ha a che fare con il destino e, ancora una volta, lo ritroviamo story teller nell’immenso continente africano.

In questo contesto di grandi contraddizioni e altrettanto enormi bellezze, Matteo Guzzini sembra voler aprire i confini della fotografia documentaria, facendosi trasparente e annullando i pregiudizi. Ed è su queste basi che può prendere forma un reportage capace di restituire la sua passione per i rapporti e le relazioni umane.

E così il suo sguardo, pur partendo dal vissuto quotidiano e dalla conoscenza diretta dei luoghi e delle popolazioni, porta l’ordine dei racconti verso scenari di più ampio orizzonte. “The etiopian way“, progetto fotografico che rientra nella più ampia cornice di “African Heroes“, ne è l’esempio più calzante e immediato.

“Durante il mio soggiorno in Etiopia – scrive Matteo Guzzini - sono rimasto profondamente colpito dal fatto che, contrariamente a quanto accade nella maggior parte del resto del mondo, musulmani e cristiani danno vita ad una convivenza straordinaria che si sublima con matrimoni incrociati dove gli sposi spesso mantengono la propria fede e ai figli, una volta cresciuti, è lasciato libero arbitrio nello scegliere il proprio credo“.

Matteo GuzziniViaggiando in Etiopia per lunghi e intensi periodi, l’autore ha vissuto un’esperienza privata, arricchita dall’intimità degli incontri e dalle suggestioni di una Nazione che ne ha ammaliato gli occhi e lo spirito. Tuttavia la forza delle sue immagini non risiede solo nella dimensione empatica e personale ma anche nella capacità di abbracciare tematiche più vaste, a partire dall’osservazione diretta.

Nei colori accesi dei costumi, nelle pratiche sociali più radicate e negli sguardi intensi delle persone, la sua fotografia si perde e si rinnova continuamente, passando dal particolare all’universale nella narrazione di specifiche attitudini della società etiope.

Di fatto, ciò che interessa il suo sguardo è capire come questo Paese (dove oggi la maggioranza è musulmana), detto "Isola della cristianità" e insieme “Museo di culture e credenze”, rappresenti un caso singolare nella vicenda dei rapporti tra le due grandi religioni, nel solco di un’antica tradizione di pacifica coesistenza tra le due.

Con lealtà d’animo, Matteo Guzzini (foto a sx)  prova a dare una risposta a queste domande nelle sue fotografie, a cui riserva la valenza simbolica di un gesto e di una volontà ben precisi: comunicare e testimoniare una convivenza possibile tra diverse fedi religiose in un periodo storico che sembra negarne ogni possibilità. E lo fa attraverso un reportage consapevole, scandito dall’espressività dei ritratti che lasciano parlare i soggetti liberamente; e attraverso i paesaggi di grande impatto scenico che danno spazio a infinite sfumature.

Alla base di questo tipo di fotografia è l’esigenza di sganciarsi dai luoghi comuni, per mettere in primo piano un agire quasi privato, comunque intimo, come può esserlo
solo un elegantissimo reportage di viaggio, una ricerca dentro se stessi, che include i ricordi, gli amori, le cose piaciute e le cose da non dimenticare.

La bellezza del quotidiano, poi, insieme all’innata quantità umana del suo sguardo, creano un ponte ideale tra queste immagini e quella tradizione che ha fatto dell’Invenzione meravigliosa uno strumento di conoscenza irrinunciabile.

Proprio nel vivo di tale tradizione, Henry Luce, nel 1934, scriveva il programma di quella che sarebbe stata la prima vetrina del mondo: “Life”, la rivista che avrebbe ben presto raccontato il mondo con la fotografia, e che avrebbe lasciato un segno indelebile nella visione di numerosissimi fotografi.

Tale segno è tutt’ora riconoscibile in quella fotografia contemporanea cha continua a stupirsi di fronte alla casualità della vita.

In questa fotografia, così sottile e ricercata, l’opera di Matteo Guzzini spicca con la vividezza dei colori e la spontaneità delle pose.

The Ethiopian Way 5The Ethiopian Way 6