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RECANATI - Al suono delle campane a distesa della Torre del Borgo si è aperta ieri sera la celebrazione della Liberazione della Città (1 luglio 1944).

Non folta la partecipazione popolare e neanche quella delle associazioni, organizzazioni sindacali, politiche e hanno fatto bene il sindaco Bravi ed il presidente dell'ANPI regionale, Marconi, nei loro interventi a sottolineare la necessità di non dimenticare eed essere continuativi nel mantenere queste iniziative.

"Il 1° Luglio 1944 la Città di Recanati veniva liberata dal regime nazi-fascista grazie anche all'impegno di molti cittadini e cittadine -ha commentato il sindaco Bravi-. Insieme al 25 aprile, questa data è per noi un riferimento fondamentale, che non deve essere dimenticato, perché sancisce la differenza tra la dittatura di regime e la democrazia rappresentativa. Per quanto a volte quest'ultima possa apparirci zoppicante, vale la pena ricordare i principi di libertà di opinione, di espressione, di appartenenza politica e religiosa, di pensiero e di parola, di ospitalità e di pace, che costituiscono beni preziosi da custodire quotidianamente, fronteggiando con determinazione ogni tentativo di infragilirne la sostanza".

La cerimonia ha visto la prima uscita della banda dopo mesi di inattività legata alle norme di contenimento del coronavirus.IMG 20200701 WA0001

Le truppe anglo polacche entrarono in città verso le 12 del 1 lulgio del 1944 da due direttrici: via Falleroni e via Montemorello. IL GAP accolse i reparti davanti le attuali poste.

Nelle ore antecedenti i tedeschi avevano abbandonato la città per attestarsi sulla linea del Musone lasciando alle loro spalle una serie di rappresaglie culminate con due fucilazioni.

Recanati dall'8 settembre fino alla fine delle operazioni sul territorio nazionali pagherà con 12 vittime, tra caduti nella Lotta di Liberazione o vittime civili della rappresaglia.

Va aggiunta anche la morte di Maria Teresa Carancini, unica vittima civile durante un mitragliamento aereo a Palazzo Bello

Partigiani combattenti caduti

ALBERTO PATRIZI:  Giovane della classe 1925, aderente al Gap di Recanati, per sfuggire ai rastrellamenti si unisce insieme ad un gruppo di altri giovanissimi patrioti, alle forze partigiane dislocate nella zona di Montalto. In attesa di essere assegnato ad un reparto combattente viene catturato dai nazi fascisti  insieme ad altri e fucilato il 22 marzo 1944, ed il suo corpo gettato in una scarpata. Patrizi era una valente atleta nella corsa veloce e per lui si ipotizzava un futuro olimpico. In sua memoria, finita la guerra, venne organizzata la Coppa Patrizi, torneo di calcio cui parteciparono anche formazioni degli Alleati.

ORESTE MOSCA: Originario delle campagne di Sambucheto, classe 1924, dopo l’8 settembre aderisce alle formazioni partigiane operanti a cavallo tra Fabriano e Gualdo Tadino. Catturato a seguito di scontro a fuoco, ferito e torturato, viene fucilato a Gualdo Tadino (PG) il 24 aprile 1944 dai militi repubblichini..

Militari italiani caduti nelle fasi della Resistenza ai tedeschi dell’8 settembre 1943

ALFREDO CARTOCCI:  Classe 1901, capitano, di stanza con la divisione “Aqui” a Cefalonia partecipa all’epica resistenza delle forze italiane contro i tedeschi distinguendosi sin dall’8 settembre 1943 per atti di eroismo durante i combattimenti durati oltre due settimane. Catturato dai tedeschi sarà barbaramente fucilato il 24 settembre 1943 alla “casetta rossa”. Disperso.

ARDUINO MARCONI: Soldato della divisione corazzata “Ariete” partecipa con i reparti italiani di stanza nella capitale alla difesa di Roma dai tedeschi. Gravemente ferito nei primi scontri l’8 settembre a Porta San Paolo, impedendo nel corso degli aspri combattimenti contro truppe corazzate tedesche la presa immediata  della città. Muore il 9 settembre 1943.

FRANCESCO REGNICOLO:  Caporalmaggiore Francesco Regnicolo, dichiarato disperso il 22 luglio 1945. Regnicolo, mitragliere inquadrato nella Divisione Acqui a Cefalonia, partecipò alla resistenza contro i tedeschi che fini tragicamente. Le fonti ufficiali lo inquadrano poi come prigioniero in campo di concentramento dal quale non è tornato.

Vittime civili della rappresaglia nazistaIMG 20200701 WA0003

ARMANDO NINA: Fucilato nei pressi della propria abitazione di contrada Mattonata per rappresaglia dai tedeschi il 30 giugno 1944 dopo che era stato indicato da un vicino agli stessi tedeschi quale possibile coinvolto in una sparatoria poco prima tra una pattuglia alleata in ricognizione e soldati tedeschi. I militari tedeschi gli fanno scavare la fossa e lo legano ad una pianta dove viene falciato all’età di 32 anni.

NAZZARENO MARTINELLI:  Rientrato alla sua attività di agricoltore nelle campagne di Villa Gigli viene considerato dai tedeschi uno dei partigiani che stanno proteggendo paracadutisti alleati lanciati poco prima nella zona. Viene fucilato il 2 aprile 1944 all’età di 32 anni.

Vittime civili nei campi di sterminio

FILIPPO ACCIARINI:  Notevole figura dell’antifascimo, nasce casualmente a Sellano (PG) ma trascorre la sua giovinezza a Recanati terra d’origine dei suoi genitori che lavorano all’ospedale. A Recanati le frequentazioni con un nobile di idee progressiste lo indirizzano verso ideali di libertà aderendo al movimento socialista. Trasferitosi in Piemonte, a Torino diventa punto di riferimento del partito socialista di unità proletaria di cui diviene responsabile della compilazione dell’Avanti clandestino. Prepara insieme agli antifascisti comunisti il grande sciopero degli operai di Torino del 1 marzo 1944.  Arrestato però tre giorni prima dalle SS, finirà nel campo di Mauthausen dove morirà stroncato dagli stenti e sevizie il 1 marzo 1945.

Militari italiani caduti nelle fila del Corpo Italiano di Liberazione (CIL)IMG 20200701 WA0004

NAZZARENO BIAGIOLA: Originario di Montefiore, classe 1917, tenente pilota dell’aviazione. Dopo l’8 settembre torna nella sua città natale ed entra nel Gruppo di Azione Partigiana di Recanati dove si distingue nelle attività di supporto alle formazioni attive in montagna. Il 1 luglio 1944 alla Liberazione della città si unisce alle forze del Corpo Italiano di Liberazione e rientra in aviazione. Il 19 dicembre 1944 contrastando un’incursione area tedesca viene abbattuto in un duello aereo nei pressi di Campomarino (Campobasso). Decorato con medaglia d’argento al Valor Militare

PIETRO GHERGO: Originario di Montefiore. Militare dei reparti d’assalto, entra nelle forze del Corpo Italiano di Liberazione. Paracadutato nella zona di Firenze occupata dai tedeschi per compiere azioni di sabotaggio, dopo uno strenuo combattimento viene catturato e benché ferito, fucilato 12 giugno 1944 a Sesto Fiorentino. Per essere rimasto solo a contrastare i tedeschi per favorire il disimpegno dei paracadutisti inglesi con lui e consentire loro di completare la missione,  per il suo eroismo è stato decorato alla memoria al Valor Militare con onorificenza inglese.

ITALO FAGIANI: Altro giovane antifascista, rientrato dopo l’8 settembre dalla scuola nocchieri della marina, entra a far parte del GAP di Recanati, il 1 luglio 1944 si arruola nel Corpo Italiano di Liberazione ed entra con il grado di tenente nel gruppo “Legnano” che sarà operativo sulla Linea Gotica e nella battaglia per la presa di Bologna e Ravenna. Durante la campagna invernale sui monti contrae malattia che al rientro in Recanati  lo conduce alla morte. Riconosciuto caduto.

Vittime civili di atti di eroismo

MARCO MENGHINI: Seppur non facente parte di organizzazioni antifasciste o gappiste, tantomeno comandato a sminare un punto minato dai tedeschi in ritirata, il 1 luglio 1944 moriva, dilaniato dall’esplosione dei detonatori che aveva rimosso con sprezzo del pericolo, il giovane quindicenne Marco Menghini.

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