RECANATI - Trenta anni di poesia per Norma Stramucci con un nuovo libro, Banksy e me.
Proprio al Centro Nazionale Studi Leopardiani di Recanati, nel 1995, allora Presidente Franco Foschi, Norma Stramucci presentava il suo primo libro di versi, L’Oro unto. Nello stesso luogo festeggerà, il prossimo 24 gennaio, alle ore 17.30, i suoi trenta anni di Poesia con un volume molto particolare, dal titolo Banksy e me, edito dalla Manni.
Il pomeriggio sarà allietato, dopo i saluti del Presidente Fabio Corvatta, dell’Assessore Ettore Pelati, del D.S. Ermanno Bracalente, dalla presenza della “Macina” di Gastone Pietrucci con un Omaggio a Franco Scataglini e Francesco Scarabicchi, per sottolineare gli inizi poetici di Stramucci che hanno avuto in Scataglini il proprio grande maestro e in Scarabicchi un caro compagno di strada e un esempio.
Il cerchio si chiude con la presenza di Massimo Raffaeli che tra l’altro, oltre ad avere sempre seguito la poetessa, ha curato la prefazione di questa sua ultima opera come della prima, e che nell’occasione presenterà il nuovo volume.
Trenta anni in cui la sua produzione è stata ben proficua, con ben dieci titoli che le sono valsi anche alcuni importanti riconoscimenti, come, per citarne uno soltanto, il prestigioso “Camaiore” per la sua opera di traduzione dei Calligrammi di Apollinaire.
Trenta anni in cui la poesia le è sempre stata compagna di vita, anche nelle circostanza più drammatiche.
Un impegno, in questi trent’anni anche in prosa, sia con Lettera da una professoressa, Manni 2008, dedicato al mondo della scuola, sia con Se mi lasci ti uccido, Abelpaper 2009, sulla tematica del femminicidio, ancora drammaticamente attuale.
Dopo Soli 3 + (quell’altro), Arcipelago Itaca 2019, ecco Banksy e me, Manni novembre 2025, che raccoglie testi che vanno dal Natale 2023 a quello 2024. Ognuno porta il titolo dell’opera del famoso street artist che l’ha ispirata. 
Ma non sono le opere di Banksy, come si legge nella quarta di copertina, un pretesto o un appoggio. Sono la condivisione di una denuncia sociale sulle vittime dei nostri giorni, un nesso tra parola e immagine, in una particolare sintonia.
Ecco dunque che nel libro la poetessa unisce al proprio personale dolore un dolore più ampio, quello ad esempio per i bimbi uccisi nelle guerre o per chi, affrontando il mare in cerca di salvezza, nel mare ha trovato la morte.
Non si tratta comunque di versi cupi perché all’angoscia subentra sempre la speranza in un domani migliore, metaforicamente rappresentata da vite che sorgono. Il tutto in una lingua che, celando l’accurata scansione metrica, tende alla semplicità, un traguardo difficile da conseguire se la intendiamo alla maniera di Leopardi come naturalezza.