RECANATI - Domenica 1 febbraio, ai Cappuccini di Recanati, si è conclusa la settimana per la pace, con una festa dei popoli. Persone che vivono a Recanati e che provengono da varie parti del mondo hanno condiviso la tavola e i sapori dei loro paesi. Dal Madagascar alle Filippine, dal Marocco all’Albania, dal Perù all’Uruguay sono arrivati sulla grande tavola cibi da condividere insieme ai cibi locali. L’amministrazione comunale, presente con gli assessori Bartomeoli e Paoletti, ha sottolineato l’importanza di questi momenti di condivisione e di amicizia tra cittadini con culture diverse. La festa, organizzata dalle Caritas parrocchiali è stata animata dall’organetto della mitica Francesca che ha fatto cantare tutti con musiche tradizionali.

I parroci Don Sergio Fraticelli e don David Malavè, insieme all’Ufficio Diocesano di Pastorale sociale, l’Azione cattolica, le ACLI, Comunione e Liberazione, il SERMIRR, la Caritas Recanati, il Rinnovamento nello Spirito, sono stati grandi organizzatori e promotori delle iniziative di tutta la settimana.PACE1

Si era cominciato domenica 25 con una camminata per la pace a Cingoli. Mercoledì 28 c’è stato l’incontro con l’avv. Laila Simoncelli, della comunità Papa Giovanni di Rimini, sul Ministero della pace. Nata dopo la guerra dei Balcani la campagna di sensibilizzazione per un Ministero della pace ha raccolto, negli anni, le adesioni di tantissime associazioni ecclesiali e laiche, di 23 premi Nobel, dell’associazione vaticana Fratelli tutti. Obiettivo dell’iniziativa è creare le condizioni concrete per organizzare la pace, unica via che permette lo sviluppo umano pieno. Si è parlato di educazione a trasformare i conflitti in opportunità, di leggere la storia dalla parte del bene, di imparare la comunicazione non violenta, di giustizia riparativa, di disarmo e riconversione dell’industria bellica, di difesa civile non violenta, di economia non predatoria. Sono state presentate iniziative molto concrete messe in atto, in questi anni, dai tanti assessorati alla pace nati in Italia, da Cuneo a Trapani, da Padova a Pesaro.

Giovedì 29 abbiamo riflettuto sul Messaggio per la giornata della pace di Papa Leone XIV e abbiamo pregato con il Vescovo Marconi. La pace è qualcosa che si costruisce con le mani, PACE5sporcandosele in prima persona; richiede sudore, pazienza, tempo. La via per la pace che Gesù ci indica è la via della croce, ha detto il Vescovo, la via del prendersi la propria responsabilità, del lasciarsi aiutare, del consolare, del rialzarsi, del soffrire e, se necessario, del lasciarsi inchiodare. La via della pace è condividere le vie della croce di chi ci è accanto.

Venerdì 30 la Chiesa di San Francesco era strapiena di giovani. Abbiamo ascoltato delle fantastiche testimonianze. Due ragazze Ucraine e una Russa ci hanno testimoniato il loro cammino per imparare a vivere il conflitto. La loro esperienza di vita comune, alla Cittadella della Pace di Rondine, vicino Arezzo, permette loro di confrontarsi, studiare, testimoniare il cammino verso una convivenza tra persone provenienti da paesi in conflitto. A Rondine, da oltre 30 anni, si alternano per periodi di circa due anni, giovani provenienti da paesi in guerra. Al rientro nei loro paesi di provenienza diventano ambasciatori, testimoni di pace (alcuni sono diventati Ministri, altri docenti universitari, altri dirigenti statali ecc.). Sabato mattina le nostre amiche hanno presentato la loro esperienza a 130 studenti del Liceo Scientifico che sono rimasti molto colpiti, fatto tante domande e chiesto perfino di poter fare una gita a Rondine!

Sabato 31, nel pomeriggio, da tutta Recanati, sono venuti nella chiesa di Cristo Redentore oltre 400 ragazzi del catechismo. Abbiamo ascoltato testimonianze da Betlemme, della vita difficile di chi ha perso la scuola, il lavoro, la possibilità di giocare all’aperto per timore di essere uccisi. Abbiamo scritto parole di guerra e le abbiamo bruciate, abbiamo fatto aerei con cui far volare per la città, nelle nostre case, nelle scuola, tante parole di pace. Ci siamo impegnati ad essere attenti a chi soffre intono a noi e a dare una mano a superare in modo non violento i conflitti di ogni giorno. Siamo tornati nelle nostre case con una spilla in cui era scritto “Pace in terra”, certi che con l’impegno di piccoli e grandi, possiamo contribuire a fare una “terra in pace”!

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