RECANATI - Martedì 3 febbraio alle ore 21:15 il Circolo ARCI/UCCA La Serra di Recanati dedicherà l’intera serata di proiezioni alla figura di Ludwig Wittgenstein come parte del ciclo di film “Deleuze 10030”. Le proiezioni inizieranno con un breve estratto da L'Abécédaire de Gilles Deleuze” dal titolo “W comme Wittgenstein”, in cui il filosofo francese si rifiuta di parlare di Wittgenstein ed accusa i wittgesteiniani di essere una “catastrofe filosofica”, un “sistema del terrore” ed una regressione al modello di scuola (opposto alla sua visione di “movimento”). Verrà poi proiettato il film biografico “Wittgenstein” (1993) di Derek Jarman, in cui, uno dei più importanti registi del cinema d’artista inglese traccia un percorso evolutivo del pensiero di questo filosofo in una forma narrativa asettica in cui le vicende assumono i contorni dell’esperimento mentale: l’infanzia e gli studi, l'amicizia con Bertrand Russell ed il matrimonio con Maynard Keynes, l’arruolamento volontario nell'esercito austriaco della Grande Guerra, la carriera di insegnante e le opere filosofiche.
Il ciclo di film “Deleuze 10030” curato da Andrea Balietti e Monaldo Moretti, vuole mettere in relazione le singole lettere de L'Abécédaire con film che, seppur senza espliciti rapporti diretti, sembrano avere legami, ispirazioni, sensazioni comuni o semplicemente intime affinità. I film vengono così associati alle lettere dell’abbecedario, acquisendo per vicinanza quei nuovi sensi scaturiti dalle libere associazioni dei singoli spettatori.
L’ingresso agli eventi è gratuito e riservato ai soli soci del circolo. Per chi non fosse ancora socio, è possibile fare la tessera prima della proiezione.
SINOSSI. Ludwing Wittgenstein nato nel 1889 a Vienna è l'ultimo di nove figli: tre dei suoi fratelli sono scomparsi per suicidio, il quarto, Paul, ha acquisito una buona reputazione come pianista malgrado abbia perso un braccio durante la prima Guerra Mondiale. Distintosi a Cambridge come brillante allievo di Bertrand Russel, col quale condivide le idee politiche di sinistra e l'amore per le strutture logico-matematiche, Ludwig si arruola come volontario nella Grande Guerra, nonostante l'opposizione della famiglia. Poi si dedica all'insegnamento, ma fallisce nel suo compito di docente in quanto si scopre incompreso dai suoi allievi. Spinto dalla sua passione per l'Unione Sovietica, compie il tentativo, frustrato, di recarsi colà come operaio confortato dall'amicizia col depravato ed intelligentissimo Maynard Keynes. Il ripudio delle sue prime costruzioni filosofiche sviluppate nel "Tráctatus", i sensi di colpa che l'omosessualità gli provoca, la rottura con Bertrand Russel, che lo accusa di contagiare i giovani studenti con le sue idee, un inesprimibile disagio ed un vuoto nichilista crescente ed insopportabile lo portano, con il tumore alla prostata, alla prematura fine.
IL REGISTA. Derek Jarman si affaccia sulla scena londinese come pittore e come tale si esprime per tutto il resto della sua vita. Nella sua ottica, la telecamera è il pennello, lo schermo è la tela. Comincia, da adolescente, a girare film in 8mm prima di divenire assistente alla regia di Ken Russel ne 'I diavoli' e in 'Messia selvaggio'. Nel 1976 esordisce alla regia di lungometraggi suscitando subito scandalo con 'Sebastiano' (che celebrava il movimento gay). Seguirono 'Jubilee', 'The Angelic conversation' e 'Caravaggio', Orso d'argento al festival di Berlino del 1986. Il 1986 è anche l'anno della sua rivelazione in pubblico: Jarman, infatti, si scopre e si dichiara sieropositivo. Nel lasso di tempo che lo separa dalla ineluttabile morte firma ancora 'The last of England'(un grande poema epico in super8), 'Edoardo II' (presentato e premiato alla Mostra del Cinema di Venezia) e 'Wittgenstein', il suo vero e proprio testamento spirituale. La sua ultima pellicola, 'Blu', è stata giudicata da Irene Bignardi, ''la sfida di un film senza immagini tutto affidato alla fantasia dello spettatore e alla sua reazione all'ironia, alla sincerità, al dolore''. Muore di Aids a Londra.