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Nota congiunta CGIL-CISl-UIL

ANCONA - Vogliamo esprimere la nostra solidarietà a tutte le persone che in queste ore hanno prestato la loro opera per alleviare i disagi subiti dall’utenza elettrica, dopo l’ondata di maltempo che ha messo in ginocchio diversi comuni della nostra regione Marche (e non solo).

Lavoratori e lavoratrici del gruppo ENEL, e delle imprese appaltatrici, che fianco a fianco hanno di nuovo e per l’ennesima volta provato a tenere in piedi una rete elettrica ed un servizio elettrico che da troppo tempo manifesta una estrema difficoltà a stare in piedi da solo per una cronica e manifesta mancanza di personale.
La nostra solidarietà si ferma alla prima linea.

Per tutti gli altri attori, per gli ideatori di questa infinita (geograficamente parlando) Area Adriatica, per i numerosi quadri e responsabili che la pensano come noi ma che hanno paura a dirlo nelle riunioni manageriali, per la politica locale talvolta richiamata con specifiche note a guardare come declina l’attività sul territorio una multinazionale ma che ha deciso di guardare dall’altra parte, proviamo ancora una volta a scrivere che cosa c’è che non va nella principale impresa che ha in mano la concessione del settore elettrico e che opera in questa regione Marche.Corso Aggiornamento CEI 11 27 2

Partiamo da un mantra aziendale che aleggia sempre negli incontri con le organizzazioni sindacali: l’azienda non può tarare i propri organici – ci permettiamo di dire invece più che decimati in questi ultimi anni - sugli eventi calamitosi.

Proviamo ad analizzare le conseguenze di questo pensiero, ponendoci alcune domande alle quali invitiamo tutti (politici, aziende, lavoratori, utenti) a riflettere e chiediamo di agire di conseguenza.

Dobbiamo abituarci ad avere utenze (leggasi aziende, famiglie e persone in salute e non) che pur con un semplice contatore da sostituire (ma sappiamo che ci sono state situazioni anche più complesse) sono costrette a riavere l’energia dopo alcuni giorni?

La tanto sbandierata sicurezza vale sempre o nei momenti perturbati qualche responsabile pensa che i suoi collaboratori siano esentati ? Sarebbe un pensiero molto pericoloso.

Sono finiti i tempi delle abbondanti task force e dei copiosi rinforzi di reperibilità emiliano romagnoli o magari la nuova direzione ha deciso che, visto che i volontari sono da tempo finiti, meglio non chiederle più ? E’ quello che di conseguenza accade quando con le nostre forze non ci si riesce più.

Riposi fisiologici e riposi compensativi valgono sempre o vige un periodo di condizioni perturbate (PCP) anche per i riposi ? Vogliamo vedere i lavoratori soccombere nei “cantieri “?

Finito il periodo “particolarmente perturbato” le utenze hanno diritto ad essere rialimentate in tempi ragionevoli o tutto può essere dilatato infinitamente nel tempo ? Perché questo è ciò che sta accadendo.

Il criterio di assumere personale operativo dove è più elevato il numero di guasti di media e bassa tensione - e di non assumere tecnici – per noi è estremamente sbagliato poiché non tiene conto delle condizioni quotidiane di lavoro e dei carichi di attività oramai spalmate su poche risorse.

Potremmo andare avanti ancora per molto ma da qui al prossimo evento calamitoso, che di questi tempi non tarderà molto, ci sembra già tanta carne al fuoco. Vogliamo solo ricordare che la salute mentale del lavoratore non è uno stato isolato che riguarda il singolo individuo ma è data dalle interazioni che la persona ha con le altre persone (colleghi di lavoro). La condizione di stress presente nel personale che costituisce la prima linea sta producendo un disagio non solo nei singoli ma in tutta l’organizzazione locale: qualcuno sta forse pensando che non è un problema del datore di lavoro? Diciamo questo perché i responsabili sono troppo lontani dal “locale” e difficilmente si accorgono di questo, pensando che il “palazzo” sia l’esatta riproduzione della Unità Operativa.