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ANCONA -  Il Consiglio regionale invierà al Parlamento un disegno di legge, quale proposta per introdurre nei contratti di lavoro forme di garanzia basilari a tutela di chi presta il servizio. Primo firmatario, il consigliere regionale di Art.1, Gianluca Busilacchi

Foodora, deliveroo, glovo, just eat…solo per dirne alcune. Sono le “app” digitali accomunate dal fatto di offrire ai clienti servizi a domicilio, utilizzando la prestazione lavorativa di fattorini (una volta pony express, oggi meglio conosciuti come riders) che, però, non risultano e, peggio ancora, non vengono riconosciuti come dipendenti delle Società che detengono la proprietà della piattaforma digitale.

Questa situazione è da tempo e sempre più frequentemente sotto la lente dei media, di esperti nel campo del diritto del lavoro, dei sindacati e della politica che, però, continua a galleggiare nel tentativo di individuare risposte univoche e significative.riders ok 933277

Nel frattempo a rimetterci sono quei prestatori autonomi (nessuno è ad oggi inquadrato come dipendente, poiché la prestazione lavorativa non è organizzata dal committente, in quanto a tempo e orario di lavoro) ai quali non viene riconosciuta una benché minima forma di tutela.

Le Marche entrano a far parte del gruppo di testa delle Regioni che si sono attivate alla ricerca di una disciplina base per questa tipologia di lavoratori.

L’iniziativa è del consigliere regionale di Art.1, Gianluca Busilacchi, con una proposta di legge, che sarà inviata alle Camere, dopo il via libera, ottenuto all’unanimità, nell’ultima seduta dell’Assemblea legislativa regionale.

“Il mio intento – spiega Busilacchi – era individuare dei principi cardine e delle regole chiare ed univoche, in un contesto che necessita di un urgente aggiornamento delle istituzioni giuridiche del lavoro. Ritengo che l’articolo di apertura di questa proposta di legge racchiuda tutto il senso dell’iniziativa, cioè tutelare quei lavoratori, anzitutto attraverso forme di conoscenza del loro rapporto di lavoro. Pertanto – aggiunge Busilacchi – occorre che tale rapporto di lavoro sia sancito in un contratto scritto che contenga regole trasparenti”.

Altro punto centrale è quello dell’informazione.

“Le lavoratrici e i lavoratori delle piattaforme digitali – prosegue l’esponente di Art.1 – hanno il diritto di ricevere tutte le informazioni utili da parte del committente per la tutela dei loro interessi, dei loro diritti e della loro sicurezza, in modo tale da poter esercitare scelte consapevoli e consequenziali a ciò che viene loro proposto”.