ANCONA – Tutto il gruppo assembleare del Partito Democratico boccia le modalità stabilite dalla giunta regionale per la riapertura delle scuole e rilancia le proprie proposte.

«Alla luce degli annunci del sempre sorpreso presidente Acquaroli e dell’assessora Latini – spiega il capogruppo Maurizio Mangialardi – siamo costretti a ribadire che la scuola non rappresenta una priorità per la destra al governo della Regione Marche, palesemente eterodiretta dalle segreterie nazionali di Fratelli d’Italia e Lega. Se lo slittamento della chiusura fino al 31 gennaio rappresentava una decisione frutto dell’incapacità di presidente e giunta e della poca attenzione posta sia alle esigenze dei ragazzi che alla funzione educativa dei docenti, la giravolta di questi ultimi giorni rischia di essere la classica toppa peggiore del buco. Come sempre, quando si improvvisa, e questa giunta nell’improvvisare è maestra, si finisce per produrre non solo proposte raffazzonate e poco chiare, ma, come in questo caso, addirittura pericolose per la sicurezza di chi la scuola la vive quotidianamente”.

In particolare, a finire nel mirino dei dem è il sistema di tracciamento e i fondi annunciati dalla giunta circa lo stanziamento di 3 milioni di euro per la realizzazione degli impianti di areazione nei plessi scolastici.

“Probabilmente la giunta regionale non sa neppure di cosa sta parlando – sottolinea la vice capogruppo Anna Casini – visto che quello stanziamento, suddiviso per le 1200 scuole conferenza scuola2marchigiane, destina per ogni edificio 2500 euro: una cifra palesemente insufficiente anche per un appartamento di 100 metri quadrati. Inoltre, non solo le risorse non coprono il fabbisogno, ma considerati i tempi dei bandi pubblici e la realizzazione degli eventuali lavori, tali impianti non potranno essere pronti né per l’anno scolastico in corso, né per il prossimo. Quelle risorse, quindi, sarebbe stato meglio destinarle per fare i tamponi e potenziare i trasporti”.

“È da metà novembre – afferma il consigliere Andrea Biancani – che facciamo proposte concrete per riaprire in sicurezza le scuole, ma la giunta regionale e la maggioranza che la sostiene hanno chiuso sempre la porta a ogni tentativo di collaborazione, salvo poi ritrovarsi a non saper come gestire il ritorno a scuola in sicurezza. Lo screening di massa, per esempio, poteva essere utile se fosse stato utilizzato per testare e tracciare la popolazione scolastica. Oggi, che l’iniziativa si sta concludendo, non lo è più. Ciò che serve in questo momento è che studenti, docenti e personale, al pari di altre categorie come i lavoratori del settore socio-sanitario e delle forze dell’ordine, siano sottoposti a uno screening periodico gratuito, utilizzando i punti drive, i presidi ospedalieri, i medici di base, i laboratori analisi e postazioni ad hoc allestite nelle scuole”.

“Nelle Marche ci sono 77 mila studenti – precisa la consigliera Micaela Vitri – e con i circa 520 mila tamponi avanzati dallo screening di massa, che giacciono inutilizzati in qualche magazzino, si potrebbe testare tre volte l’intero comparto scuola e metterlo in sicurezza. Ma bisogna fare in fretta, è urgente un piano scuole sicure con tamponi obbligatori in più fasi”.

Dubbi sulle risorse annunciate dalla Giunta regionale per gli impianti di areazione e l'acquisto di dispositivi elettronici per la didattica vengono invece sollevati dal consigliere Antonio Mastrovincenzo: “Stiamo verificando gli atti, perché abbiamo il forte dubbio che le risorse del Fondo Sociale Europeo verranno sottratte da quelle stanziate lo scorso luglio dall’Amministrazione Ceriscioli per l’ammodernamento dei laboratori didattici degli istituti secondari superiori. Un grave errore, poiché con il Fondo Sociale Europeo si finanziano progetti innovativi e non attrezzature e dispositivi per cui sono già a disposizione dell'Ufficio Scolastico regionale le risorse del Miur”

“Se dentro una pandemia come quella che stiamo vivendo – conclude il consigliere regionale Fabrizio Cesetti – una Regione non riesce a garantire l’accesso alla scuola, quella Regione ha fallito. Questo perché la scuola è il luogo deputato alla formazione dei giovani e della futura classe dirigente, la stessa su cui graveranno i debiti contratti oggi per salvare e ricostruire il Paese messo in ginocchio dal Covid”.