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Nota congiunta CGIL-CISL-UIL

MACERATA - “L’Italia si cura con il lavoro”: è lo slogan che CGIL, CISL, UIL a livello nazionale hanno scelto per il Primo Maggio 2021 per affermare che la ripartenza del nostro Paese è possibile solo attraverso il lavoro. Il lavoro è l’urgenza di questo Primo maggio anche nella nostra provincia.

La crisi pandemica ha impattato sul mercato del lavoro maceratese accelerando ed esacerbando dinamiche già in essere.

Innanzitutto ha confermato l’instabilità e la fluidità del recupero occupazionale degli ultimi anni. Nel corso del 2020 il numero degli occupati è sceso di 2.800 unità: è bastato un anno per riportare il numero assoluto degli occupati (129.011 unità) quasi ai valori del 2013.first

La perdita maggiore di posti di lavoro si è registrata nel lavoro autonomo, area che per prima ha assorbito il colpo occupazionale della crisi sanitaria, a che ha sempre sofferto perdite dall’inizio della grande crisi del 2008.

Il calo occupazionale nel lavoro dipendente appare oggi più contenuto, ma comunque già in corso. A garantire questa minima tenuta hanno di certo concorso l’utilizzo massiccio degli ammortizzatori sociali e il blocco dei licenziamenti, ma la dinamica complessiva ci porta a tenere alto l’allarme per l’onda lunga che si produrrà nei prossimi mesi qualora questi strumenti di tutela venissero ridotti senza reali correttivi che garantiscano la tutela dei livelli occupazionali.

Il calo degli occupati, in controtendenza rispetto al resto delle Marche, ha colpito nel maceratese più gli uomini delle donne. Il dato non deve però ingannare perché il tasso di occupazione delle donne in età lavorativa resta ancorato a quel 56% che testimonia un livello ancora troppo basso di partecipazione femminile al mercato del lavoro.

Preoccupa la crescita degli inattivi: in un solo anno le persone in età lavorativa che non lavorano e che non cercano lavoro è aumentata di circa 3 mila unità portando il tasso di inattività in provincia al 31%, di poco sopra la media regionale. La prima urgenza riguarda proprio questa fascia ad elevato rischio di vulnerabilità e marginalizzazione. Lavoratori che hanno perso il lavoro e nella difficoltà della ricollocazione sono entrati tra le fila degli scoraggiati, giovani NEET, donne che più degli uomini faticano a entrare stabilmente nel mercato del lavoro.

Rimettere al centro il lavoro per il nostro territorio significa affrontare con decisione la sfida delle politiche attive, per accompagnare lavoratrici e lavoratori nelle transizioni garantendo sostegno al reddito, formazione, riqualificazione e ricollocazione. Politiche attive innovative che dovranno essere connesse e integrate con politiche dell’istruzione e della formazione e del welfare.

Rimettere al centro il lavoro significa rilanciare la competitività del nostro sistema industriale con interventi volti a favorire innovazione in produzioni a più elevata base tecnologica e a basso impatto ambientale, sostenendo l’aggregazione d’impresa e le reti di filiera, impostando un massiccio piano di innalzamento delle conoscenze degli addetti e favorendo l’immissione di giovani e donne nel mercato del lavoro.

Rimettere al centro il lavoro significa garantire il lavoro di qualità e regolare, contrastando illegalità e caporalato, proseguendo con coraggio e decisione le sperimentazioni importanti e di rilievo nazionale avviate in questa provincia nei settori dell’edilizia e dell’agricoltura e introducendo nuovi strumenti di contrattazione e controllo nel sistema degli appalti degli enti locali.

Rimettere al centro il lavoro significa basare la ricostruzione dell’entroterra maceratese sulla rigenerazione del modello di sviluppo di questi territori, come unico argine al rischio di desertificazione. Produzioni, attività economiche, ambiente e sostenibilità, tutela del territorio e materiali e modalità innovative per costruire, beni artistici e culturali, turismo, infrastrutture e reti immateriali, reti del welfare, dalla sanità al socio-sanitario all’istruzione.

Nel territorio potranno arrivare dall’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza risorse inedite per lo sviluppo e la crescita: sono fondi da agganciare e soprattutto da saper spendere con visioni strategiche che ripartano prima di tutto dal lavoro e dalla creazione di nuova occupazione.