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RECANATI - Nella Chiesa di San Francesco, un tempo annessa al convento dei frati minori conventuali di Recanati, sulla parete a sinistra dell’altare maggiore, è conservata “L’ultima cena” un dipinto di notevoli dimensioni attribuito a Pierpaolo Jacometti. L’artista, nato a Recanati nel 1580 e nipote dello scultore Antonio Calcagni, è molto conosciuto per la sua attività scultorea, a volte in collaborazione con il fratello Tarquinio, presso la prestigiosa scuola bronzistica recanatese attiva nella prima metà del 1600.IMG 4281
Il dott. Sergio Beccacece, in collaborazione con la dott.ssa Nikla Cingolani, nel suo corso UNIPER “Storie e Personaggi Recanatesi” si è già occupato delle opere recanatesi come la famosa Traslazione della Santa Casa, il bassorilievo situato sulla Torre Civica, e recentemente del Battistero del Duomo di Recanati.
Ora, anche per il fatto che Jacometti fu allievo di Cristofano Roncalli detto il Pomarancio, Beccacece si sta occupando dell’attività pittorica dell’artista di cui si sa ben poco, mettendosi sulle tracce di due opere “scomparse”: il San Carlo genuflesso, realizzato per le Clarisse di Castelnuovo, e il San Giacomo conservato un tempo nell’omonima chiesa di via Roma, ora convertita in palestra. Secondo alcune fonti storiche l’artista, nella Chiesa di San Francesco, avrebbe realizzato anche un affresco nel refettorio del convento, diventato una filanda a fine ‘800, e una Madonna dipinta in una camera dei frati.
“L’ultima cena, o come la definì lui stesso “La cena del Signore” dice Beccacece “è stata commissionata nel 1627 e pagata dal convento 150 scudi, una parte in moneta contante e 50 scudi con un piccolo appezzamento di terra. Jacometti ne parla nelle sue memorie.”
Il dipinto mostra uno stato conservativo abbastanza precario, con lesioni e vasti sollevamenti della tela soprattutto nelle estremità destra e sinistra. Per questo sarebbe opportuno eseguire una valutazione sullo stato conservativo.
Beccacece davanti al dipinto è rimasto colpito anche dal personaggio alla destra di Gesù, San Giovanni Evangelista, per la sua immagine decisamente effemminata. Un particolare in linea con quasi tutti i dipinti medievali e rinascimentali che hanno come soggetto l’Ultima cena dove l’apostolo, spesso ritratto con il capo reclinato sulla spalla o sul petto di Gesù, è rappresentato come un giovane dal viso glabro, a differenza dagli altri che hanno l’aspetto di adulti spesso con barba. L’arte sacra si basa sempre sui testi della religione cristiana. Tutti gli artisti, compreso Leonardo Da Vinci, artefice della più celebre Ultima Cena, non andavano certo controcorrente.
Il dipinto di Jacometti è ben segnalato all’ingresso della chiesa (anche se il cognome presenta l’errore in una consonante) ma, per renderlo più fruibile dal pubblico, si potrebbe migliorare l’ubicazione con alcuni accorgimenti.
“Per il rispetto di questo nostro grande artista locale, per il rispetto e l’amore della nostra storia” continua Beccacece “faccio un appello al Comune, proprietario della Chiesa di San Francesco, affinché il dipinto sia meglio illuminato, restaurato e collocato nel modo più adatto ad una facile lettura da parte dei cittadini poiché attualmente il quadro non è visibile dalla navata”.
L’obiettivo del dottore e di ridestare la curiosità sulla produzione di questo artista che ha lasciato in eredità, non solo ai recanatesi, un patrimonio di alto valore artistico su cui l’amministrazione potrebbe puntare per alzare il livello della proposta turistica. (Nicla Cingolani)

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